Cronaca

Falconara, vegliese morì ustionato nell'Api: prima udienza per i sette indagati

Francesco Fiore, operaio, spirò venti giorni dopo l'incidente nello stabilimento. Un suo collega rimase gravemente ferito. Fra gli indagati ci sono anche l'amministratore delegato del plesso industriale e il datore di lavoro dei due. Fatale si rivelò un getto di vapore durate le operazioni

ANCONA – S’è svolta oggi presso il Tribunale di Ancona l’udienza preliminare per il caso che vede al centro la morte di Francesco Fiore, operaio di 54 anni di Veglie, avvenuta la notte del 18 giugno del 2013 nell’ospedale di Cesena, come conseguenza di un incidente sul lavoro occorso venti giorni prima nello stabilimento Api di Falconara Marittima.

Quel giorno, con Fiore, rimase gravemente ferito un collega, Gianni Calcagnile, anch’egli vegliese, di 45 anni. Oggi si sono presentati in aula i legali che rappresentano i familiari delle vittime per chiedere l’ammissione di costituzione di parte civile. L’udienza è stata aggiornata al 5 febbraio 2015. Dovrà essere fatta un’integrazione al fascicolo, per lesioni colpose, riguardante i danni subiti da Calcagnile.

La Procura marchigiana, per il momento, ha richiesto il rinvio a giudizio per sette persone, tutte indagate per omicidio colposo in concorso, in questo caso derivante dall’inosservanza della legge sulla sicurezza nei posti di lavoro.

Si tratta di Giancarlo Cogliati, 59enne, della provincia di Varese, amministratore delegato dell’Api; Francesco Lion, 62enne, padovano, responsabile del settore manutenzione; Michele Del Prete, 44enne di Falconara Marittima, responsabile del reparto ispezione; Pierfilippo Amurri, 57enne della provincia di Ancona, dirigente del settore operazioni; Monica Mais, 47enne di Senigallia, dirigente del settore produzione; Marco Benedettelli, 43enne, addetto della messa in sicurezza dell’impianto; Antonio Palma, 64enne di Taranto, legale rappresentante della FerPlast, l’azienda che aveva in carico i lavori nell’Api per i quali furono chiamati Fiore e Calcagnile.

Sarebbero tutti implicati, a seconda delle rispettive specifiche mansioni, nell’organizzazione e nell'esecuzione dei lavori su tredici valvole di sicurezza dell’impianto a vapore dello stabilimento. L’impianto sarebbe stato in funzione, anziché fermo, con il forte rischio di incidenti provocati dalla fuoriuscita di getti di vapore nelle operazioni di smontaggio di ogni singola valvola.

Vi sarebbero a monte anche altre omissioni: le valvole non sarebbero state dotate di sensori di prossimità che permettessero di verificarne la chiusura dalla sala controllo e non sarebbero nemmeno stati disposti controlli sulla loro messa in sicurezza. I due operai rimasero dunque ustionati. In particolare, Fiore riportò lesioni sul 75 per cento del corpo che non gli diedero scampo. Confinato in un letto d’ospedale, morì venti giorni dopo l’incidente. Si salvò, invece, il collega, pur riportando a sua volta profonde ferite.

I parenti di Fiore sono rappresentati dagli avvocati Massimo Zecca, Giovanni Marzano e Giuseppe De Bartolomeo, mentre Calcagnile dall’avvocato Roberto Frassanito. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Luigi Matteo, Vando Scheggia, Marielva Valeri e Michela Soldo.   

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