Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Falsa sentenza di divorzio a un cliente, condannata una 51enne

Alla donna, al centro di un complesso caso di esercizio abusivo della professione, la pena inflitta è di un anno e quattro mesi di reclusione

LECCE – Nuova condanna per Paola Pittini, 51enne leccese al centro di una controversa vicenda giudiziaria e già condannata a due anni di reclusione per esercizio abusivo della professione forense. Nei giorni scorsi il giudice Silvia Minerva ha inflitto una nuova condanna, a un anno e quattro mesi, per un nuovo caso che vede come protagonista la donna.

Al centro dell’inchiesta una falsa sentenza di divorzio che l’imputata avrebbe consegnato a un suo cliente. Secondo quanto denunciato dalla vittima, un brindisino di 42 anni, nell’aprile 2012 si sarebbe rivolto alla Pittini per istruire le pratiche della causa di divorzio dalla ex coniuge. La donna avrebbe chiesto un compenso di mille e400 euro da corrispondere in due tranche: mille euro tramite bonifico bancario, da versare sul conto di un’avvocatessa con la quale la Pittini diceva di collaborare (in realtà una sua parente), e 400 euro in contanti.

Dopo aver pagato la parcella, il brindisino e la compagna (una 38enne della provincia di Napoli) avrebbero contattato più volte la pseudo professionista per capire a che punto fosse la pratica e se potessero procedere con i preparativi del matrimonio. L’imputata (che non ha mai conseguito l’abilitazione alla professione di avvocato ma solo al patrocinio), avrebbe rassicurato i futuri sposi sul buon esito del divorzio, tanto da spingerli a fissare il nuovo matrimonio a dicembre 2014, con una lunga serie di spese sostenute.

Secondo l’ipotesi accusatoria, a due mesi dal matrimonio Pittini avrebbe dato appuntamento nel suo studio al cliente, consegnandogli una sentenza di divorzio emessa dal tribunale di Brindisi. In seguito sarebbe emerso che non solo la sentenza era falsa, ma che addirittura non era mai stata avviata alcuna pratica di divorzio. Il 42enne avrebbe immediatamente contattato il suo “avvocato”, che gli avrebbe chiesto di avere pazienza e di non denunciarla, promettendo che avrebbe sistemato ogni cosa.

La coppia si è rivolata all’associazione dei consumatori Adoc di Brindisi, e con gli avvocati Marco Masi e Marco Elia ha presentato nel dicembre 2014 una querela nei confronti della 51enne. Il processo di primo grado è iniziato nel luglio scorso, presso il tribunale di Lecce, e si è concluso con la condanna per truffa e falso. Il brindisino e la sua compagna si sono costituiti parte civile, nei loro confronti il giudice ha stabilito un risarcimento da stabilire in separata sede.

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