Cronaca

False accuse all'ex di essere uno stalker, tre condanne e un'assoluzione

A dare avvio alle indagini la denuncia del 43enne, che ha evidenziato il piano ordito nei suoi confronti presentando diverse fonti di prova

LECCE – Tre condanne e un’assoluzione nel processo scaturito da una vicenda complessa (e per centri versi controversa) su un presunto triangolo amoroso sfociato in false accuse di stalking. Al centro della vicenda la relazione tra un 43enne di Lecce e una donna di due anni più giovane, A.A., 42enne, originaria del Livornese, ma domiciliata a Surbo, interrotta nell’aprile del 2011.

La 42enne si sarebbe legata a un altro uomo, M.D.L., 42enne, un agente in servizio preso la questura del capoluogo. Secondo l’ipotesi accusatoria con la stessa, e altre due persone, l’agente avrebbe architettato un’azione ritorsiva e punitiva nei confronti della presunta parte offesa, facendo presentare alla compagna un’istanza di emissione di provvedimento di ammonimento per atti persecutori nei suoi confronti. Ad avvalorare i presunti comportamenti persecutori, le dichiarazioni rilasciate da un uomo e una donna: M.L., 33enne materana, ma con domicilio a Lecce e I.G., 40enne di Nardò, secondo un piano prestabilito. Atti che, però, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero però mai stati commessi.

Oggi i giudici della prima sezione hanno assolto con formula piena il poliziotto e condannato la 42enne A.A. a due anni e mezzo per abuso di ufficio. Condanna a due anni (pena sospesa) per gli altri due imputati. Una sentenza per certi versi sorprendente, vista l’assoluzione del pubblico ufficiale e la condanna per concorso in abuso d’ufficio. L’avvocato Giuseppe Bonsegna, uno dei legali degli imputati, ha accolto la sentenza con il rispetto e il garbo che lo contraddistinguono. Attenderà le motivazioni della sentenza, previste tra novanta giorni, per proporre appello. Nel collegio difensivo anche gli avvocati Luigi Rella e Viviana Labbruzzo.

A dare avvio alle indagini la denuncia del 43enne, che ha evidenziato il piano ordito nei suoi confronti, presentando diverse fonti di prova. Nei suoi confronti i giudici hanno riconosciuto un risarcimento di 7mila euro. 

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