Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Falso incarico per intrecciare relazione, il Comune rischia di pagare i danni

Il gup Antonia Martalò ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Massimo Zecca per conto della parte offesa, una donna di Brindisi di professione architetto. Al centro una storia complessa che vede fra i protagonisti un funzionario del Municipio di Squinzano e un pensionato

LECCE – Il Comune di Squinzano rischia di pagare i danni, qualora sia comprovata la colpevolezza del suo funzionario, Michele Zaccaria, 57enne, responsabile del settore Assetto del territorio, che risponde di tentata concussione e falso in concorso con un pensionato, Giovanni Rascazzo, 80enne, con trascorsi politici nella Dc.

Il gup Antonia Martalò, infatti, ha accolto oggi l’istanza presentata dall’avvocato Massimo Zecca per conto della parte offesa, una donna di Brindisi di professione architetto. A breve sarà dunque citato il Comune quale responsabile civile nel procedimento. 

La storia è particolare e insolita. Zaccaria e Rascazzo, entrambi di San Pietro Vernotico, sono stati accusati di aver cercato di obbligare la donna ad allacciare una relazione sentimentale con il secondo, con la promessa di un incarico di rilievo. Il tutto, con una determina dirigenziale che a quanto pare nemmeno esisterebbe.      

Il fascicolo è in mano al sostituto procuratore Paola Guglielmi. Secondo quanto accertato dalla Procura, Rascazzo, abusando dei poteri di Zaccaria, con la complicità di quest’ultimo, avrebbe cercato d’intraprendere una relazione sentimentale con la donna, che però avrebbe opposto rifiuto.

La vicenda è ben più complessa. Infatti, sempre secondo l’accusa, Zaccaria, attraverso una determina dirigenziale inesistente, avrebbe spinto la donna a credere che avesse ricevuto incarico dal Comune di Squinzano per la riqualificazione e l’arredo urbano del lungomare nord della marina di Casalabate. E le avrebbe poi comunicato via mail, il 22 maggio dello scorso anno, l’avvio del procedimento di revoca in autotutela della determina, invitandola a rivolgersi direttamente a Rascazzo per ogni chiarimento.

In sostanza, le sarebbe stato riferito che questi, il quale secondo le ipotesi accusatorie avrebbe manifestato più volte anche a terzi la volontà di riprendere una relazione con la donna, sarebbe stato l’unico a poter risolvere la faccenda. In tutto ciò, di determina e procedimento di revoca, non vi sarebbe traccia nel protocollo comunale.  L’udienza è stata aggiornata a settembre, quando potrebbe essere disposto per i due indagati il rinvio a giudizio. 

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