Cronaca

Famiglia irachena sbarca a Tricase Porto, c'è il fermo per il presunto scafista

Fermato un brindisino 47enne. Era alla guida di un semicabinato che avrebbe traghettato i cinque nella cittadina del basso Salento. L'ha inseguito una motovedetta gallipolina distaccata a Leuca. Il gruppetto soccorso dai carabinieri della compagnia. E' stato incriminato

TRICASE – La barca è stata intercettata mentre già iniziava a prendere il largo. La vendetta Cp 327 della guardia costiera di Gallipoli, che si trova in servizio temporaneo presso il porto di Santa Maria di Leuca, è stata lesta a raccogliere la segnalazione e a muoversi nella direzione giusta. E dopo che la posizione è passata al vaglio del pool anti-immigrazione, per un brindisino di 47 anni, Paolo Dell'Anno, è scattato il fermo. 

Si tratta dell’uomo trovato alla conduzione di un veloce semicabinato bianco di circa 6 metri con motori entro e fuoribordo. Sarebbe stato lui a far sbarcare illegalmente nel primo pomeriggio di oggi una famiglia straniera.

Tutto è nato quando presso Tricase Porto sono stati notati un uomo, una donna e i loro tre figli, appena scesi da una barca subito allontanatasi. Non conoscevano l’italiano. Si sono dichiarati iracheni. Sono stati soccorsi dai carabinieri, avvisati da una telefonate, ma nel frattempo sono scattate anche le ricerche in mare della barca che li aveva appena trasportati. E quindi si è mossa la guardia costiera.

Lo sbarco è stato ripreso col telefonino da un fotografo amatoriale della zona, ma numerose sono state le persone che vi hanno assistito e che hanno fornito collaborazione. Sul posto è confluita una pattuglia dei carabinieri di Spongano che ha fermato il nucleo familiare, composto da padre 45enne, madre 43enne e tre figli minori, un ragazzo 14enne e due ragazze di 15 e 8 anni. L'uomo aveva un passaporto iracheno e uno stato di famiglia su cui erano riportati i restanti componenti familiari. Contemporaneamente una pattuglia della radiomobile di Tricase, dalla costa, ha individuato la barca e ha iniziato a seguirla per quanto possibile lungo la litoranea in direzione sud, fornendo indicazioni alla capitaneria di porto.

La motovedetta ha così avvistato il semicabinato e l’ha abbordato. Dentro c’era ormai soltanto quel brindisino. Due militari sono saliti a bordo e hanno preso il comando della barca, conducendola a Tricase. Qui è iniziata l’attività investigativa.

E’ stato chiamato anche un interprete per parlare con gli iracheni e ottenere la loro testimonianza. Nel frattempo, si è ha scoperto come la barca non fosse di proprietà dell’uomo al timone, ma di un altro brindisino. Questo risulta dall’assicurazione e da altri documenti. Ragion per cui si procederà a ulteriori verifiche. Avvisato il magistrato di turno, il 47enne, preso in consegna dai carabinieri del Nucleo operativo di Tricase e della stazione di Castrignano del Capo, è stato sottoposto a fermo con l'accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e trasferito nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce.  

Una cosa è certa. Era ormai dalla fine di agosto che non giungevano più notizie di sbarchi nel Salento. Questo, sia per lo spostamento progressivo del fenomeno verso altre località della costa italiana (e comunque la provincia di Lecce non ha mai avuto i numeri, ad esempio, di Lampedusa), sia per il pattugliamento sempre più serrato, sia, ancora, per le ovvie condizioni del mare nei mesi autunnali e invernali.

Sebbene la tecnica adottata, in questo caso, sia stata quella di portare una singola famiglia in terra italiana, piuttosto che trasbordare gruppi di trenta, quaranta o più persone (proprio nella speranza di aggirare i controlli), fa specie a quest’ingresso nel momento di massima allerta a causa del pericolo terroristico in atto. Ed è possibile, in questo caso, che l’imbarcazione sia andata a prelevare i migranti direttamente in qualche isola greca, per arrivare poi a Tricase Porto.   

A confermare quest'ipotesi, stamattina, sono gli stessi carabinieri che hanno sottoposto a sequestro la barca, un tablet, un cellulare e tutta l’attrezzatura utilizzata per la navigazione. Dall’esame della strumentazione si sta cercando di decirare la rotta seguita da Dell'Anno, Paolo, ma i primi indizi già conducono all’isola greca di Fanò come luogo di partenza. La famiglia irachena, intanto, dopo le procedure di identificazione, è stata trasportata presso il centro di prima accoglienza "Don Tonino Bello di Otranto".

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