"Favori & Giustizia", l'avvocatessa Martina in silenzio davanti ai giudici

La sentenza di patteggiamento non è ancora definitiva e, per questo, la donna che, per l'accusa, avrebbe beneficiato dei favori del pm Emilio Arnesano, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere

POTENZA - Si è avvalsa della facoltà di non rispondere l’avvocatessa Benedetta Martina, 32 anni, di Copertino, nel processo sul sistema di favori illeciti con al centro la figura del sostituto procuratore salentino Emilio Arnesano.

La donna coinvolta nell’inchiesta, si è presentata in mattinata nel Tribunale di Potenza, ma come testimone della pubblica accusa. Non è infatti tra gli imputati, avendo già patteggiato, lo scorso marzo, due anni e otto mesi. E, proprio in considerazione del fatto che la sentenza di patteggiamento non è ancora diventata definitiva, Martina ha scelto di non rispondere ai giudici.

Secondo le indagini, la 32enne avrebbe ottenuto dei vantaggi dal pm in procedimenti di suoi assistiti, offrendo in cambio il proprio corpo. Corruzione in atti giudiziari, il reato, da sempre respinto dalla stessa davanti ai magistrati e in un’intervista a Lecceprima, chiarendo che i rapporti con Arnesano fossero di natura personale e non lavorativa, essendosi occupata soltanto di Tribunale di Sorveglianza.

Sin dal momento della notifica dell’ordinanza di custodia cautelare, Martina ammise invece di aver chiesto al pm il suo aiuto affinché l’amica Federica Nestola, 32 anni, di Leverano superasse la prova dell’esame di abilitazione alla professione forense (sessione 2017). Episodio questo che vede imputati per abuso d’ufficio, oltre a Nestola ed Arnesano, Mario Ciardo, nel ruolo di presidente della Commissione d’esame.

E proprio oggi, sono stati ascoltati due componenti di quella Commissione che, a domanda diretta, hanno negato di aver mai ricevuto pressioni dall’avvocato Ciardo.

Era previsto anche l’ascolto del procuratore aggiunto di Lecce Elsa Valeria Mignone, che però è saltato (per mancata ricevuta dell’atto di citazione) alla prossima udienza del 13 giugno. La vicenda sulla quale il procuratore sarà chiamato a rispondere è quella relativa al processo per peculato nei riguardi del dirigente generale della Asl Ottavio Narracci, nel quale Arnesano si propose come pubblica accusa chiedendo e ottenendo poi l’assoluzione. Condusse l’istruttoria in modo da agevolarlo, così da sdebitarsi con l’amico Carlo Siciliano, direttore del dipartimento di medicina del lavoro e igiene ambientale, che nel 2014 gli aveva venduto uno yacht a un prezzo di favore: questa la tesi degli inquirenti.

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Intanto, Narracci, dopo sei mesi di domiciliari, nei giorni scorsi, è tornato un uomo libero, con l’unico obbligo di apporre ogni giorno la sua firma presso la polizia giudiziaria. Prima di lui avevano ottenuto la libertà i primari, di ortopedia, Giuseppe Rollo e, di neurologia, Giorgio Trianni.

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