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Con l'auto fecero da “staffetta” al mezzo col carico di marijuana: due condanne

Sono tre gli anni inflitti ai due uomini coinvolti nel trasporto di 32 chili di droga scoperto a Novoli, il 7 agosto 2018. Riuscirono a scappare, ma furono individuati grazie ai documenti lasciati nell'abitacolo

NOVOLI - Forzarono il posto di blocco e si diedero a una spericolata fuga ma finirono in una strada senza uscita; nonostante tutto riuscirono ad abbandonare l’autovettura (una Fiat Punto) usata per fare da “staffetta” a quella (un’altra Punto) con più di trenta chili di marijuana, e a dileguarsi a piedi, ma i carabinieri riuscirono comunque a stanarli. Si trattava di Bruno Hoxhai, 28 anni, e Adi Zanelaj, 42, entrambi originari di Valona (in Albania) ma domiciliati a Zollino, ai quali fu possibile risalire grazie ai documenti di identità lasciati nell’abitacolo.

Per questa vicenda avvenuta il 7 agosto del 2018 , a Novoli, i due uomini sono stati condannati a tre anni di reclusione (in linea alla richiesta della pubblica accusa rappresentata dal pubblico ministero Alessandro Prontera), più 18mila euro di multa, dal giudice per l’udienza preliminare (gup) del tribunale di Lecce Laura Liguori, nel processo discusso ieri col rito abbreviato.

Ha invece già chiuso da tempo il suo conto con la giustizia, patteggiando la pena, l’uomo, Antonio Facecchia, 39 anni, di Brindisi, che era al volante del mezzo sul quale i militari della compagnia di Campi Salentina trovarono nascosti nel bagagliaio due sacchi contenenti trentadue chili di droga (nella foto in apertura). Durante la perquisizione veicolare, fu rinvenuta e sequestrata, oltre alla sostanza stupefacente, anche una bilancia elettronica da banco con portata massima sino a 40 chilogrammi.

L’uomo fu arrestato in flagranza e finì nel carcere di “Borgo San Nicola”, dove al gip che convalidò l’arresto raccontò di essersi fermato lì per caso, spinto da un bisogno fisiologico. Ottenne poi i domiciliari dal tribunale del Riesame.

I due complici, invece, riusciti a fuggire, una volta individuati, furono indagati a piede libero e, attraverso i loro avvocati Alessandro Costantini Dal Sant e Giovanni Valentini, chiesero di essere giudicati con il rito abbreviato che consente di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

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