Punti di sutura al mento, ma una bimba rischiò di perdere l'occhio

A processo un medico. Il caso avvenne nel luglio del 2014 a Scorrano. La piccola aveva 6 anni e dovette ricorrere a un intervento chirurgico al Policlinico di Bari

LECCE - Per una banale ferita al mento, dovuta a una caduta in casa, una bambina di sei anni rischiò di perdere un occhio. A provocarle la lesione sarebbe stato il medico, mentre le applicava i punti con l’ago. E’ questa la vicenda finita al vaglio del giudice del tribunale di Lecce Bianca Maria Todaro e che vede imputato (per lesioni colpose) F.Z., 55 anni, di Spongano.

L’episodio risale al 23 luglio 2014, quando la madre accompagnò la figlia al pronto soccorso dell’ospedale di Scorrano per ricevere le cure del caso. Stando a quanto denunciato dal genitore (già ascoltato durante il processo, nel quale è parte civile con l’avvocato Arcangelo Corvaglia),  durante l’applicazione di tre punti, la piccola paziente, avendo un’alta soglia del dolore, non si lamentò neppure una volta, se non alla fine, quando scoppiò in lacrime e urlò: “L’occhio, l’occhio, non riesco più ad aprire l’occhio… qualcosa mi è entrato nell’occhio”. Alla richiesta di spiegazioni da parte della donna, il medico avrebbe risposto che, forse, mentre stava per completare l’operazione di chiusura della ferita, il filo da sutura era andato a sfiorare l’occhio, provocandole così una leggera irritazione e che la cosa poteva essere risolta applicando un collirio.

Dopo essere uscite, però, la donna ritornò nel pronto soccorso perché la piccola continuava a lamentarsi e a sostenere di non vederci bene ma, lo stesso medico, la rassicurò nuovamente. Sarebbero seguiti due giorni d’inferno con altre visite sia nella stessa struttura di Scorrano, sia in quella del “Vito Fazzi” di Lecce, fino a quando uno specialista, consultato privatamente, dopo un accurato controllo, concluse che bisognava procedere con urgenza, perché l’occhio aveva subito un grave trauma. La bimba fu così sottoposta a un delicato intervento chirurgico, andato a buon fine, presso il Policlinico di Bari. Proprio oggi, in aula, sono stati ascoltati la dottoressa del pronto soccorso e il chirurgo che operò la bambina, entrambi in servizio nell’ospedale del capoluogo pugliese.

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Nella prossima udienza, il 26 ottobre, la parola passerà all'oftalmologo Sergio De Pascalis, al quale la Procura affidò l’incarico di svolgere gli accertamenti medici disposti durante le indagini. Nella consulenza, depositata il 12 marzo del 2015, lo specialista tirò così le somme: “Le lesioni riscontrate hanno certamente carattere irreversibile: la gravità delle stesse ha richiesto un intervento con impianto di protesi, che se anche attualmente ha ridato un buon recupero, ma con limitazioni funzionali: assenza di accomodazione e stereopsi. Nel futuro non si preclude la possibilità di peggioramento clinico per lo sviluppo di cataratta secondaria, sindrome dell’interfaccia v/r, strabismo”. L’imputato è difeso dall’avvocato Galluccio Mezio.

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