Si fermano gli addetti al servizio mensa del carcere: due stipendi in ritardo

I lavoratori sciopereranno lunedì 25. La protesta nazionale riguarda anche il pagamento delle tredicesime. Uiltucs e Filcams: "Gare al massimo ribasso, danni scaricati sul personale"

Foto di repertorio: il carcere di Lecce

LECCE – Caos nel carcere di Lecce. Ma, questa volta, l’agitazione ha una veste sindacale e riguarda gli addetti al servizio di ristorazione per gli agenti della polizia penitenziaria.

I lavoratori sono pronti a scioperare, lunedì 25 febbraio, per rivendicare due mensilità di stipendio arretrate (dicembre e gennaio), comprese le quote a saldo delle tredicesime. La mobilitazione è stata proclamata da Filcams Cgil e Uiltucs ed ha una dimensione nazionale.

L’azienda che si occupa delle mense è infatti la  Food & Facility srl, in qualità di consorziata di Unilabor titolare del contratto di appalto. Ed i lavoratori incroceranno le braccia nell’istituto di Borgo San Nicola, come altrove: in Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria e Puglia.

I sindacati hanno sottoscritto una nota, inviata alle due direzioni societarie ed al ministero della Giustizia, nella quale denunciano retribuzioni ed emolumenti non corrisposti “nonostante lo stato di agitazione e la richiesta di erogazione immediata degli stipendi”.

Il 1° aprile 2018 i lavoratori sono stati oggetto di un passaggio del proprio rapporto di lavoro da Sybaris srl a Food&Facility srl, nell’ambito di un riaffido interno al Consorzio Unilabor, in quanto Sybaris non riusciva a far fronte ai pagamenti degli stipendi e alla gestione dell’appalto delle case circondariali.

I referenti di Uiltucs e Filcams spiegano che l’operazione è stata condotta come un cambio di appalto instaurando rapporti di lavoro ex novo, dove i dipendenti, oltre ad avere retribuite in ritardo le mensilità dovute da Sybaris ad oggi, non hanno ancora percepito le competenze di fine rapporto e i tfr di cui si era fatto garante il Consorzio.  

“Il ministero della Giustizia – spiegano Mirko Moscaggiuri e Antonella Perrone -, ricorrendo di fatto a gare al massimo ribasso, continua da anni ad appaltare il servizio di ristorazione delle guardie penitenziarie ad aziende che si aggiudicano l’appalto a condizioni non sostenibili che, in breve tempo, vengono scaricate sui lavoratori attraverso la non erogazione degli stipendi ed emolumenti, o comunque in costante ritardo”.

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“L’auspicio – concludono - è che il dicastero fornisca una celere risposta ad una situazione che necessita di una soluzione sia nell’interesse dei lavoratori che operano in appalto, sia del proprio personale di custodia”.

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