Furti da 200mila euro di ori e denaro in 22 chiese, fermata banda dei nove

Le indagini sono state avviate dai carabinieri della compagnia di Maglie nel 2015. Nove casaranesi sono finiti in arresto per associazione a delinquere dedita ai furti soprattutto nelle parrocchie, ma anche in case e bar

MAGLIE – Spesso non hanno videocamere di sorveglianza o antifurti. A volte persino le serrature sono vecchie e facili da forzare. Eppure, serbano in qualche caso veri e propri tesoretti chiusi negli armadi delle sacrestie. Sono chiese, parrocchie e istituti religiosi che una banda specializzata, tutta composta da casaranesi, ha preso di mira con sistematicità per anni.

Ventidue i colpi attribuiti in una sfilza di comuni, soprattutto del basso Salento. In ordine alfabetico: Cannole, Carpignano Salentino, Collepasso, Corigliano d’Otranto, Matino, Melissano, Miggiano, Minervino di Lecce, Montesano Salentino, Muro Leccese, Neviano, Parabita, Poggiardo, Ruffano, Sanarica, Sternatia, Supersano e Tricase. In qualche caso, sono tornati anche più volte in uno stesso comune.

L'indagine avviata nel 2015

L’indagine è iniziata nell’agosto del 2015 con un controllo in strada che portò all’epoca alla scoperta di arnesi da scasso e passamontagna, e si è conclusa all’alba di oggi con nove arresti, eseguiti una volta che il cerchio s’è chiuso del tutto, ricostruendo le singole posizioni all’interno del sodalizio. A occuparsi dell’inchiesta, i carabinieri della compagnia di Maglie, diretti dal capitano Giorgio Antonielli (all’avvio delle fasi c’era il capitano Luigi Scalingi) con il supporto dei colleghi di Casarano, visto che gli indagati sono tutti di quella zona. Il coordinamento è stato del pubblico ministero Roberta Licci. Il giudice per le indagini preliminari Simona Panzera ha firmato le ordinanze di custodia cautelare.

In carcere sono così finiti Luigi De Micheli, 26enne; Gianluca De Paolis, 31enne; Lucio Parrotto, 29enne; Antonio Valentino, 38enne; Emanuele Zompì, 28enne. Ai domiciliari si trovano, invece, Antonella Stefano, 25enne; Veronica Iacobazzi, 31enne; Antonio Sergio Crisigiovanni, 28enne; Alessio Ciriolo, 27enne.

A tutti e nove è contestata l’associazione per delinquere. Nel dettaglio, De Micheli risponde anche di ricettazione, furto in abitazione e furto. De Paolis di detenzione illegale di armi e furto. Parrotto di ricettazione, furto in abitazione e furto. Valentino di furto in abitazione e furto. Zompì di minaccia aggravata, detenzione e porto abusivo di arma, ricettazione, furto in abitazione e furto. Alle due donne è contestata l'associazione a delinquere per i ruoli assunti nelle fasi organizzative. Crisigiovanni risponde di furto in abitazione e furto. Ciriolo di furto in abitazione.   

“Operazione Santi Medici”

La vicenda ricorda in qualche aspetto le fasi organizzative di un colpo studiato da alcuni ladri in uno dei più celebri film di Dino Risi, con Totò e Nino Manfredi fra i protagonisti, “Operazione San Gennaro”. Ed è stata ribattezzata “Operazione Santi Medici” sia in omaggio a quella pellicola, sia con riferimento alla chiesa dedicata, a Neviano, ai Santi Cosma e Damiano. Sono loro ad aver giocato moralmente un tiro alla banda. Era la fine di febbraio del 2016 quando Zompì, Parrotto e De Micheli furono colti in flagranza.

Le indagini sul loro sodalizio erano già in atto da tempo, ma inchiodarli non era affatto semplice, viste le mille accortezze usate di volta in volta. Tuttavia, nell’occasione i carabinieri riuscirono a sorprendere nel vivo tre fra gli elementi principali di un gruppo piuttosto fluido e intercambiabile nelle pedine, scoprendo che alcuni fra loro avevano disponibilità di armi. Fu l’inizio della fine.

Fra superstizione e “sacro” timore

Durante la fase investigativa, nel corso della quale per molto tempo i militari hanno controllato anche i messaggi che il gruppo condivideva sui social network, si è scoperto che alcuni fra i componenti avevano particolare paura di finire in carcere. Non solo per l’ovvia privazione della libertà, ma anche per eventuali ritorsioni, consapevoli di tradire una delle regole non scritte della criminalità organizzata che, di solito, non colpisce luoghi di culto, per un suo malinteso senso della sacralità che è soprattutto in funzione utilitaristica: si rischia di perdere il consenso silente di cui a volte si gode tra alcune fette della popolazione.  E in effetti, a uno di loro in particolare, Zompì, è capitato davvero di rimanere coinvolto in una rissa, in carcere, proprio su quest’argomento. Ai timori terreni, poi, si aggiungevano, da parte di qualcuno, anche quelli ultraterreni. A furia di rubare nelle chiese, commentavano, “prima o poi qualche Santo ci fa lo sgambetto e ci manda all’inferno”.

Video: l'operazione è scattata all'alba di oggi dopo lunghe indagini

Travestimenti e mille accortezze

Per il resto, si sta parlando di una banda esperta, a suo modo “professionale”. Frequenti erano i cambi di telefonini e il linguaggio era quasi sempre criptico. Avevano luoghi precisi dove nascondere gli arnesi, che quindi non tenevano in casa, e se a volte rubavano auto per i colpi (a tale proposito, disponevano di un paio di centraline), spesso usavano vetture noleggiate.

Potrebbe sembrare bizzarro e strappare un sorriso, ma in realtà era un piccolo colpo di genio quello di cambiare di volta in volta vestiti, da non riutilizzare più al colpo successivo, imbottendoli per apparire fisicamente diversi, quasi tendenti all’obesità. Il passamontagna in volto concludeva la metamorfosi.     

Altro aspetto curioso: pagavano per le auto da noleggiare con soldi minuti, quelli rubati negli offertori delle chiese, a volte cambiati in banconote sfruttando una delle loro nonne, quando andava a fare la spesa. Ed erano le donne ad affittarle, per non destare troppi sospetti e visto che gli uomini erano già tutti ampiamente noti alle forze dell’ordine.

In più, svolgevano i sopralluoghi andando nelle chiese in coppia (un uomo e donna) per sembrare normali visitatori e non giravano quasi mai in auto con gli arnesi da scasso, nel momento in cui dovevano dirigersi in una zona per “lavoro”, ma li nascondevano nelle vicinanze almeno un paio di giorni prima.

Furti per almeno 250 mila euro

Con questo sistema, avranno accumulato beni, fra soldi e gioielli, per una cifra attorno ai 200- 250mila euro. Ecco perché il colonnello Gianpaolo Zanchi, comandante provinciale dell’Arma, s’è complimentato particolarmente con gli uomini diretti dal capitano Antonielli: erano diventato un vero e proprio pericolo pubblico.

Purtroppo, però la refurtiva recuperata dai carabinieri durante le indagini non è stata molta, anche perché alcune chiese, come quella di Sant’Antonio a Poggiardo, all’epoca del furto non avevano nemmeno un inventario degli oggetti custoditi, in qualche caso donazioni risalenti persino a mezzo secolo addietro. Inoltre, i preziosi venivano ricettati da terze persone o fusi in proprio per smerciare i metalli più facilmente presso alcuni compro oro.

Zompì e Parrotto, leader ma non troppo

La leadership era in mano soprattutto a Zompì e Parrotto. Secondo i carabinieri, erano loro a muovere le fila, anche se non tutti erano  d’accordo e più di qualcuno insofferente dal rituale di ritrovarsi a cena da Parrotto alla vigilia dei colpi, per studiare i dettagli. Sebbene fossero soprattutto le chiese nel mirino della banda, non si disdegnavano altri obiettivi per i furti, come abitazioni o bar. I carabinieri hanno acquisito elementi anche su questo versante.

Il tenente colonnello Domenico Pasquale Montemurro, comandante del Reparto operativo, al termine della conferenza stampa, ha fatto una raccomandazione, rivolta ai parroci e, in generale, a tutti i cittadini, quella di catalogare e fotografare tutti gli oggetti di valore, fornendo anche descrizioni scritte. Chiese e case restano fra gli obiettivi più semplici, in assenza di sistemi di sorveglianza passiva. E se il metallo si può fondere, pietre preziose estratte da collane e anelli, possono comunque venire incastonate in altri oggetti. Una catalogazione è quindi molto utile, a volte determinante, nel corso di un’indagine.  

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

La fase esecutiva di oggi

Nella fase esecutiva dell’operazione, all’alba di oggi, i carabinieri di Maglie sono stati coadivati dai colleghi di Casarano, dei nuclei operativi delle compagnie di Foggia e Matera, da un elicottero del 6° Elinucleo di bari e da due unità cinofile di Modugno. Nell’ambito della fase investigativa, va detto infine, è stato anche indagato a piede libero per spaccio di stupefacenti C.A., 28enne di Casarano, che il 26 febbraio del 2016 fu sorpreso a cedere cocaina a una soggetto.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Duplice omicidio: muoiono un uomo e una donna, ricercato l’autore

  • Muore sotto la doccia, la tragica scoperta dei genitori al rientro a casa

  • Duplice omicidio: autopsia sui corpi delle vittime, perquisizioni nelle case

  • Impeto e rabbia, dinamica di un duplice omicidio su cui s'interroga una città

  • Per Emiliano la riconferma alla guida della Regione: ampio vantaggio su Fitto

  • Negli sportelli dell'auto, cocaina per due milioni, arrestato un 43enne

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
LeccePrima è in caricamento