Cronaca

Rapina finita nel sangue, scatta il fermo anche per un 28enne: è ritenuto il complice dell'omicida

Un uomo residente a Lequile, operaio incensurato, è stato sottoposto a fermo nel corso della notte. Sua la felpa rinvenuta nel pozzo e indossata anche in altre occasioni

I carabinieri sul luogo dell'omicidio.

LEQUILE – Era nell’aria da ore. E, soprattutto, lui era ormai braccato. Molte delle fonti confidenziali degli inquirenti lo avevano già indicato come il sospetto complice dell’omicida di Giovanni Caramuscio. Andrea Capone, 28enne nato a Tricase e residente a Lequile, operaio in maniera saltuaria e incensurato, era stato notato spesso assieme in compagnia di Mecaj Paulin (il 31enne albanese sottoposto a fermo nella giornata di sabato per la sanguinosa rapina sfociata in assassinio, il 16 luglio, davanti allo sportelo automatico del Banco di Napoli). Ed è proprio alle spalle dell’istituto di credito di via San Pietro in Lama che Capone risiede.

La svolta è arrivata nel corso della nottata quando i carabinieri del Nucleo investigativo del reparto operativo e della compagnia di Lecce, assieme ai colleghi della stazione locale, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto il 28enne. La misura è stata emessa dalla Procura della Repubblica di Lecce, sulla scorta dei gravi indizi raccolti durante la frenetica attività di indagine. Anche per Capone, così come per Paulin, grava ora l’accusa di omicidio aggravato in concorso, porto abusivo di arma alterata e ricettazione.

Non è stato Capone a impugnare la pistola Beretta calibro 9 corto. Né a esplodere colpi in direzione del 69enne di Monteroni di Lecce. Lo evidenziano i fotogrammi estrapolati da una videocamere installata all’esterno del bancomat e visionati immediatamente dai militari dell’Arma. Lui sarebbe il rapinatore al quale la vittima ha cercato di reagire, sferrando il pugno che ha poi scatenato la furia omicida di Paulin, facendo partire impulsivamente il girlletto. In quei filmati Capone indossa una felpa scura a maniche lunghe, poi ritrovata in un pozzo dai vigili del fuoco. È un testimone, in particolare, a condurre  i carabinieri verso quella cisterna, dopo aver notato l’individuo dirigersi in quella direzione con un sacco di colore nero in mano.

Quella stessa felpa è stata inoltre indossata dal 28enne in diverse altre occasioni: lo confermano le immagini pubblicate sul suo profilo Facebook. Anche Capone è stato accompagnato nel carcere di Borgo San Nicola, su disposizione della Procura della Repubblica di Lecce, in attesa della convalida del fermo. Nella mattinata di domani, assieme a Paulin, dovrebbe essere ascoltato dal gip del Tribunale del capoluogo salentino durante l’interrogatorio di garanzia.

Ulteriori accertamenti sono in corso sul suo smartphone, sottoposto a sequestro assieme alla pistola, al momento della perquisizione nell'appartamento del 31enne albanese. In quel telefono, oltre a diversi elementi al vaglio dei militari, rinvenuti anche dei filmati nei quali si vede l'uomo utilizzare l'arma. Sempre nelle prossime ore, tra martedì e mercoledì al massimo, la procura conferirà inoltre l’incarico per l’autopsia sul corpo della vittima al consulente, il medico legale Alberto Tortorella.

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