L'altro 8 marzo, in aumento i casi di stalking e violenza di genere nel Salento

L'otto marzo si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della donna, un'occasione per ricordare tutte le conquiste delle donne. Una festività che offre un'importante riflessione sulla figura femminile, anche alle nostre latitudini

LECCE – L’otto marzo si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della donna, o più comunemente la “festa della donna”, un’occasione per ricordare tutte le conquiste delle donne in campo economico, politico e sociale ma anche le discriminazioni e le violenze cui le donne sono state vittime in passato e, in molti casi e molte nazioni, ancora sono sottoposte. Una festività discussa e controversa che offre però un’importante riflessione sulla figura femminile, anche e soprattutto alle nostre latitudini.

I dati, infatti, dimostrano come, a un anno e mezzo dall'entrata in vigore della legge sul “femminicidio” (la legge 119 dell'ottobre del 2013, che inaspriva le misure contro la violenza di genere e lo stalking), siano in costante aumento i reati contro le donne. Dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Lecce, Marcello Dell’Anna, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, emerge l’aumento del numero dei procedimenti per delitti di violenza sessuale (124 rispetto ai 99 del periodo precedente). I procedimenti per stalking sono cresciuti addirittura del 50 per cento (295). Cifre in preoccupante controtendenza rispetto ai dati forniti dal Viminale, che raccontano di una forte diminuzione dei casi di lesioni dolose, percosse, minacce, maltrattamenti e atti persecutori di cui sono vittime le donne.

Cifre che rispecchiano in realtà solo una parte di un fenomeno molto più diffuso e spesso sommerso. La legge sul "femminicidio" ha dato alcuni frutti nell'aumento del numero degli ammonimenti e degli arresti in flagranza di reato che prima non c'erano. Fondamentale in questo senso il ricorso alle denunce, unico spiraglio di luce in un tunnel di violenze e soprusi.

Significativo il caso di una 52enne originaria di Neviano, vittima a dicembre scorso di una violenza brutale e disumana. Il suo compagno le ha lanciato dell'alcool sul corpo e le ha poi dato fuoco, con feroce crudeltà. Poi, mentre la donna si contorceva dal dolore e cercava di spegnere le fiamme con dell’acqua, si è prima preoccupato di cancellare le tracce del suo crimine, l’ha minacciata e poi ha chiamato il 118. Cosparsa di alcol e ustionata dal compagno, la 52enne è ora fuori pericolo. Alberto Antico, il presunto responsabile delle ferite, è stato arrestato alcuni giorni dopo dagli agenti del commissariato di polizia di Nardò. La donna è stata ricoverata per alcune settimane nel reparto grandi ustionati dell’ospedale “Perrino” di Brindisi. Porterà per sempre sul corpo i segni di un’assurda violenza.

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Poteva essere l’ennesimo caso di “femminicidio”, una parola di stampo giornalistico dal suono stravagante, utile però a spiegare in modo appropriato la categoria criminologica del delitto perpetrato contro una donna perché è donna. Per capire e spiegare meglio i contesti, cercare di non banalizzare il fenomeno e di non ridurlo a un’invenzione mediatica. Perché in casi come questi il genere femminile della vittima è una causa essenziale, un movente, del crimine stesso, nella maggior parte dei casi commesso all’interno di legami familiari. Perché come ha spiegato l’antropologa messicana Marcela Lagarde: “La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine che comportano l’impunità tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa”. 

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