Feto morto nascosto nell'armadio, due le condanne per infanticidio

Oltre 14 anni di reclusione per la sorella e il cognato della giovane madre di Squinzano, accusati anche di occultamento di cadavere

LECCE – Condanna a 14 anni e mezzo per la sorella e il cognata della ragazza di Squinzano, oggi 18enne, accusata di aver nascosto nell’armadio di casa il feto che aveva partorito già morto. I due, rispettivamente di 27 e 46 anni, assistiti dall’avvocato Maurizio Scardia, sono accusati di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale e occultamento di cadavere in concorso la ragazza, minorenne all’epoca dei fatti. La sua vicenda giudiziaria si è conclusa con 14 mesi di messa alla prova. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Assise.

Era il 9 febbraio del 2017 quando la giovane, con un’emorragia in corso, fu costretta a recarsi in ospedale. Al “San Giuseppe di Copertino” i medici capirono subito che era reduce da un parto. Informati i carabinieri della stazione di Squinzano, nell’abitazione che condivideva con sorella e cognato, fu trovato il feto. Era stato chiuso in una busta di plastica e nascosto in un armadio.

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L’inchiesta ha riguardato la 17enne e la sorella di 27 anni e il compagno di quest’ultima, 46enne, con cui viveva. Secondo quanto emerso dopo l’autopsia, il neonato sarebbe venuto al mondo già privo di vita, poiché soffocato dal cordone ombelicale, di lunghezza anomala. Il capo d’imputazione è rimasto l’infanticidio.

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