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La procura minorile.

La procura minorile.

Feto morto nascosto nell'armadio, incalzata per ore non risponde

Nell'incidente probatorio la 17enne di Squinzano si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti ai gip. Il caso fu scoperto nel febbraio scorso

LECCE – Fin da quando ha messo il piede in quella sala della procura minorile, lei ha subito chiarito, con uno dei suoi avvocati accanto, Fabrizio Tommasi, di volersi avvalere della facoltà di non rispondere. Tuttavia, per quasi quattro ore, fin da questa mattina, i giudici per le indagini preliminari del tribunale ordinario e dei minori, rispettivamente Simona Panzera e Ada Colluto, hanno provato a convincere la ragazza a raccontare la sua versione sulla vicenda, spinosa e delicata, che la vede protagonista

Le accuse: feticidio e occultamento di cavadere

Al centro di tutto, la giovane di Squinzano che, a 17 anni (ormai è prossima ai 18), il 9 febbraio scorso, partorì un feto, poi ritrovato senza vita in un armadio, tanto da essere in seguito iscritta nel registro degli indagati con le ipotesi di feticidio e occultamento di cadavere.

L’autopsia sul corpicino, effettuata il 21 febbraio, con perizia depositata verso la fine di aprile, però, potrebbe aver già un punto fermo nelle fasi successive dell’indagine: il neonato, per i periti, non è stato soppresso volontariamente, ma venuto al mondo privo di vita, soffocato dal cordone ombelicale, lungo in maniera anomala. E già questo dovrebbe far cadere l’accusa più grave (che per ora, comunque, permane).

A realizzare la perizia, il medico legale Ermenegildo Colosimo, per conto delle procure leccesi, che ha svolto l’esame alla presenza del consulente Cosimo Lorè, docente di medicina legale presso l’Università di Siena, incaricato dalla difesa (oltre a Tommasi, la ragazza è rappresentata anche dall’avvocato Carlo Martina).

Incalzata non risponde alle domande dei giudici

Oggi, dunque, s’è svolto l’interrogatorio con incidente probatorio, al quale erano presenti anche gli altri due indagati di questa vicenda, la sorella 27enne e il compagno di quest’ultima, 46enne, con il loro avvocato, Maurizio Scardia. Qualora la ragazza avesse inteso rispondere ai giudici, infatti, loro stessi sarebbero potuti intervenire con domande. Ma data la ferma decisione di non replicare alle questioni poste dei giudici, anche loro sono dovuti rimanere in silenzio.  

Un'emorragia: così si scoprì la triste vicenda

Il caso è seguito dai pubblici ministeri delle procure ordinaria e minorile Donatina Buffelli e Anna Carbonara e la triste scoperta, come detto, risale quasi all’inizio dell’anno, quando la minorenne fu costretta a recarsi in ospedale, presso il “San Giuseppe” di Copertino, a causa di una forte emorragia.

Venne così a galla la storia del feto, partorito non più di tre o quattro giorni prima, e nascosto in un armadio dell’abitazione della sorella, con cui coabita. E qui trovarono il corpicino i carabinieri della stazione di Squinzano, avvisati dai medici del pronto soccorso. Se anche sorella e compagno sono iscritti nel registro degli indagati, è perché, secondo gli investigatori, sarebbero stati al corrente di tutto. E questo, nonostante la 17enne abbia spiegato fin nei primi momenti di aver agito da sola, senza nemmeno rivelare il nome del padre del bimbo.

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