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Feto nascosto nell'armadio dopo il parto, chiesta la riduzione delle condanne

Per la Procura generale, i due imputati agirono per aiutare la madre minorenne, per questo la pena dovrebbe essere di 5 anni a testa, a fronte di quella a 14 e mezzo comminata in primo grado

SQUINZANO - La condanna in primo grado era stata di 14 anni e mezzo per la sorella, 28enne, e il cognato, 47enne, della ragazza di Squinzano, oggi 19enne, accusata di aver nascosto nell’armadio di casa il bambino partorito già morto. Ma secondo la Procura generale la condanna dovrebbe essere di gran lunga inferiore, di cinque anni a testa. Lo ha fatto presente oggi il sostituto Salvatore Cosentino nel processo d’appello che vede i due familiari imputati di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale e occultamento di cadavere in concorso la ragazza (la cui vicenda giudiziaria si è conclusa con un anno e quattro mesi di messa alla prova). Questo in considerazione del fatto che la coppia avrebbe agito per aiutare la madre, e il codice penale (comma 2 dell’articolo 578) per tali casi, prevede la possibilità di ridurre la pena da un terzo a due terzi.

L’udienza si è conclusa con l’arringa dell’avvocato Maurizio Scardia (per conto del cognato), e il processo proseguirà il 18 novembre con la discussione dell’avvocato Paolo Spalluto (per la sorella), in seguito alla quale la Corte d’assise d’appello composta dal presidente Vincenzo Scardia e dalla collega Eva Toscani si ritirerà in camera di consiglio per decidere il verdetto sulla vicenda avvenuta il 9 febbraio 2017.

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