Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Feto nascosto nell'armadio dopo il parto. Soffocato dal cordone ombelicale

Eseguita l'autopsia sul feto di circa 36 settimane partorito da una 17enne a Squinzano, probabilmente già privo di vita

LECCE – Soffocamento causato dal cordone ombelicale, più lungo rispetto alla norma. È questa, secondo i primi riscontri dell’esame autoptico, la causa della morte del feto di circa 36 settimane partorito da una 17enne di Squinzano, che lo ha poi nascosto in un armadio della sua abitazione alla periferia del comune salentino. L’autopsia è stata eseguita questo pomeriggio dal medico legale Ermenegildo Colosimo, uno dei massimi esperti in materia. Bisognerà attendere l’esito degli esami (il deposito della consulenza è previsto tra sessanta giorni) per avere un quadro più preciso delle cause del decesso, ma il bimbo era con ogni probabilità già morto al momento del parto. Il dubbio inquietante, sul quale gli inquirenti dovranno fare luce, è se il piccolo con un intervento tempestivo e un parto in ambito ospedaliero, potesse essere salvato.

La giovane, indagata con la sorella e il cognato per feticidio e occultamento di cadavere, sarà sottoposta, su disposizione della Procura per i minorenni di Lecce (competente per la 17enne) ad ascolto da parte di uno psicologo e uno psichiatra, Michele Bruno e Michela Francia. Un esame finalizzato a svelare modalità e contesto in cui è avvenuta la tragedia. La ragazza, del resto, cresciuta in un ambiente sociale e famigliare difficile e degradato, affidata alla sorella dopo la morte del padre, non ha voluto rivelare l’identità del padre, spiegando che i famigliari non erano a conoscenza della gravidanza. Una tesi, ovviamente, tutta da dimostrare.

A portare alla macabra e terribile scoperta è stata l’emorragia che ha colpito la 17enne, che giovedì sera si è recata presso il pronto soccorso. Ai medici la situazione clinica è apparsa subito chiara, era evidente che l’emorragia fosse insorta come complicanza di un parto eseguito fuori dall’ambito clinico. Incalzata dalle domande dei sanitari, la giovane donna è crollata e ha raccontato la tragica verità.

Sono stati poi i carabinieri della stazione di Squinzano a eseguire il sopralluogo presso l’abitazione della 17enne e a rinvenire il feto, nascosto e abbandonato da tre o quattro giorni. Difficile ipotizzare che la sorella e il convivente fossero all’oscuro di quanto accaduto. Da qui la loro iscrizione nel registro degli indagati. La ragazza è difesa dagli avvocati Fabrizio Tommasi e Carlo Martina, il cognato e la sorella dall’avvocato Maurizio Scardia.

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