Fiamme e danneggiamenti all’ombra dell’usura, l’arrestato nega: "Ero in Piemonte"

Durante l’interrogatorio col giudice, Luigi Minghetti, il 61enne di Acquarica del Capo accusato di aver incendiato e danneggiato l’abitazione di un commerciante debitore, ha respinto ogni addebito

ACQUARICA DEL CAPO - E’ finito in carcere due giorni fa con l’accusa di aver concesso un prestito di 3mila euro a tassi usurai a un commerciante, al quale avrebbe incendiato e poi danneggiato l'abitazione proprio a causa della mancata restituzione della somma.

Ma l’arrestato Luigi Minghetti ha negato ogni addebito durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto in mattinata. Assistito dall’avvocato David Alemanno, il 61enne originario di Presicce e residente ad Acquarica del Capo, ha spiegato al giudice Simona Panzera di aver effettivamente prestato del denaro all’uomo, impegnato nella vendita di accessori sportivi di auto e moto, che si trovava in gravi difficoltà economiche, ma ha negato di aver preteso da lui un tasso del 190,3 percento. A suo dire, i conteggi sono sbagliati: gli interessi considerati tali dall’accusa altro non sarebbero che ulteriori prestiti fatti all’uomo che un tempo era suo amico.

Racconta tutt’altro però l’inchiesta condotta dal pubblico ministero Francesca Miglietta, con i militari di Salve e del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Tricase. In particolare, a dirla lunga circa la sua responsabilità sono i risultati delle impronte papillari individuate il 1° aprile 2019 sulle porte e sulle finestre della residenza estiva del commerciante, a lido Marini, a Salve, in quel momento disabitata, completamente messa a soqquadro. Qui, dove solo un paio di mesi prima c’era stato un incendio, divampato dai materassi, furono divelti vetri e infissi, distrutti arredi, elettrodomestici e sanitari.

Al riguardo, l’indagato ha spiegato che in quei giorni si trovava in Piemonte, cosa che intende dimostrare producendo documenti attraverso il proprio legale, motivando la presenza delle sue tracce con la visita fatta in quell’abitazione, tempo prima, insieme allo stesso proprietario.

Fatto sta che proprio il 1° aprile, il commerciante avrebbe ricevuto da Minghetti questo messaggio sul cellulare: “Poco fa sono passato davanti a casa tua e ho visto un manifesto mortuario, spero per te che non sia tua madre, comunque ti porgo le mie condoglianze anche se passi dritto senza fermarti dopo tante stronzate che sento in giro, è possibile che ti abbiano influenzato contro di me. Arrivederci al 1° maggio”.

Sempre secondo le indagini, in più circostanze, pur di riprendersi i soldi, l’indagato avrebbe minacciato la vittima con frasi del tipo “vieni a casa mia perché se vengo a casa tua faccio una strage” e non avrebbe risparmiato neppure i familiari del malcapitato: lo zio, al quale avrebbe intimato di pagare il debito, riferendogli falsamente di essere stato indicato dal nipote come garante dell’obbligazione; la madre, alla quale avrebbe danneggiato l’auto, col taglio degli pneumatici; i suoceri, ai quali avrebbe consegnato una copia della scrittura privata di ricognizione del debito sottoscritta il 18 gennaio di quello stesso anno, affermando: “State attenti a chi vi siete messi in casa, non ha nemmeno i soldi per comprare una pizza a vostra figlia, ha acquistato un doblò da me senza mai pagarmelo e quindi sono andato a riprendermelo”.

Proprio per quest’ultimo episodio, Minghetti oltre che dei reati di usura, estorsione, violazione di domicilio aggravato e danneggiamenti, è indagato anche per diffamazione. Ma in certe circostanze, così si è difeso il 61enne davanti al gip, avrebbe alzato i toni solo perché esasperato dalla “latitanza” e dalle mancate promesse del debitore, nei cui riguardi aveva già agito per vie legali.

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