Cronaca

Fiamme nel parco Punta Pizzo. Legambiente va in Procura

L'incendio di martedì che ha distrutto dieci ettari di canneto e vegetazione è solo l'ultimo in ordine di tempo scoppiato sempre in zona Li Foggi e con le stesse modalità.E parte esposto contro ignoti

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GALLIPOLI - Fuoco, fiamme e distruzione nel parco naturale di Punta Pizzo. Oltre dieci ettari di canneto e vegetazione in fumo. E il circolo gallipolino di Legambiente sente ancora puzza di bruciato. E vuole vederci chiaro. Così è già pronto a partire un esposto dettagliato indirizzato alla Procura di Lecce. Con priorità alta e immediata. Nonostante la pioggia e il trascorrere delle giornate c'è desolazione nell'area naturale protetta di punta Pizzo dopo l'incendio di vaste proporzioni che martedì scorso ha interessato la vasta zona Posto-Li Foggi, a ridosso dell'azienda faunistico- venatoria "Diana" e dei grandi alberghi del litorale gallipolino (quest'ultimi fortunatamente non interessati dalla propagazione delle fiamme).

Già le squadre dei vigili del fuoco e del corpo forestale dello stato che hanno lavorato alacremente (con ausilio di protezione civile, gruppo Arif, e carabinieri e l'intervento di un canadair) per fronteggiare l'emergenza destata dall'incendio, hanno da subito evidenziato che l'origine delle fiamme potesse essere di natura colposa o addirittura dolosa. E di questo sono convinti anche gli ambientalisti del Cigno verde, coordinati da Maurizio Manna, che dopo il terzo episodio in pochi mesi, che ha visto "colpita" la zona di macchia mediterranea, canneto e bassa vegetazione dell'area parco, vogliono andare fino in fondo alla questione. Per non abbassare la guardia e far sì che una volta spenti i riflettori della risonanza mediatica, il nodo dei potenziali (e per ora solo ipotetici) attacchi alle zone interne al parco naturale gallipolino, non torni nel dimenticatoio. O peggio ancora venga talmente sottovalutata da prestare il fianco a ulteriori tentativi irresponsabili di atti di matrice dolosa.

"Ci sembra alquanto strano e ciclico questo ripetersi di incendi nell'area del parco naturale di Punta Pizzo, e guarda caso sempre e comunque in quella medesima zona dell'area de Li Foggi" dice Maurizio Manna, "e negli altri due casi precedenti si era riusciti, con interventi a monte, a limitare i danni al patrimonio naturalistico, mentre martedì scorso le condizioni climatiche e il vento hanno alimentato la forza distruttiva delle fiamme, colpendo anche le attività produttive agricole che ricadono fuori dalla zona del parco naturale. Un doppio danno ambientale ed economico". Troppe coincidenze e troppi incendi scoppiati sempre nel medesimo punto, con focolai sparsi in quella particolare zona. Che mal si concilia con possibili fenomeni di autocombustione. Da qui l'esposto contro ignoti che in queste ore sarà depositato in Procura.


Per capire cosa eventualmente c'è sotto o dietro questo incendio e i tentativi precedenti. Ma soprattutto per tenere gli occhi aperti sul parco naturale. Ferito dalle lingue di fuoco e dalla coltre di fuliggine che caratterizza ora la ex zona del canneto a ridosso della provinciale Gallipoli-Leuca. Un parco naturale quello di Punta Pizzo, già oltraggiato da rifiuti e cartellonistica divelta e abbandonata da tempo immemore. Una parco che non vuole certo continuare a "bruciare" tra l'indifferenza e l'incuria.

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