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Figli presi a calci, pugni e a colpi di scopa: a processo la madre

Disposto il rinvio a giudizio di una 47enne di Lecce per maltrattamenti in famiglia e lesioni. A denunciarla ai carabinieri fu proprio uno dei ragazzi che all'epoca dei fatti aveva 13 anni

LECCE - Avevano perso la gioia di vivere, tanto che uno di loro aveva pensato di farla finita gettandosi sotto a un treno. La causa sarebbe stata la violenza subita dalla donna che più avrebbe dovuto amarli e prendersene cura: la madre, una 47enne residente a Lecce.

E’ accusata di aver preso a schiaffi, calci, pugni, spintoni, pizzichi e morsi i suoi due figli, e fu proprio il maggiore di questi (all’epoca dei fatti 13enne), a denunciarla, due anni fa, ai carabinieri mettendo in moto il procedimento che ora è sfociato in un processo.

Maltrattamenti in famiglia e lesioni, sono i reati per i quali la donna è stata rinviata a giudizio dal giudice Cinzia Vergine, al termine dell’udienza preliminare discussa nelle scorse settimane.

A partire dal 7 gennaio, l’imputata, assistita dagli avvocati Francesca Conte e Denise Berio, cercherà di respingere gli addebiti davanti al giudice della seconda sezione penale Edoardo D’Ambrosio.

Tra gli episodi più gravi, riscontrati nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Stefania Mininni, di cui la 47enne si sarebbe resa responsabile dal febbraio 2013, dopo la separazione dal coniuge, c’è quello del 18 settembre 2018: avrebbe picchiato il figlio prima con una scopa, poi gli avrebbe sfilato il casco dalla testa con una tale violenza da provocargli una ferita al labbro, e infine l’avrebbe graffiato e preso a morsi sul braccio.

Le aggressioni, gli insulti e le umiliazioni sarebbero state all’ordine del giorno, tanto che il malcapitato dopo aver avuto pensieri suicidari, decise di trovare rifugio in casa del padre e la stessa scelta l’avrebbe fatta poco dopo anche la sorella.

Entrambi i ragazzi (oggi di 20 e 17 anni), il 4 giugno di un anno fa, furono ascoltati in sede di incidente probatorio nel Tribunale per i minorenni, e confermarono le accuse dinanzi al giudice Giovanni Gallo.

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