Finanzieri bloccano barca a vela carica di migranti. Anche donne e bimbi

Due presunti scafisti moldavi sono stati fermati. Il natante è stato scortato verso il porto di Santa Maria di Leuca e poi sequestrato

SANTA MARIA DI LEUCA – La barca a vela, di 12 metri, bandiera statunitense, è arrivata nel porto di Santa Maria di Leuca verso le 16,30 del pomeriggio, condotta dai finanzieri del Reparto operativo aeronavale, che l’avevano abbordata ore prima in mare aperto, e scortata dalla loro motovedetta.

A bordo, stipati uno sull’altro, in oltre sessanta. Due di loro, di nazionalità moldava, sono poi stati fermati. Dovrebbe trattarsi degli scafisti che hanno incassato i soldi delle organizzazioni criminali per l’ultima traghettata, quella dalle sponde greche o turche verso le coste italiane. A fine controlli, dovrebbero essere incriminati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Per la terza volta dall’inizio dell’anno i finanzieri hanno bloccato un traffico di uomini sulle rotte verso il Salento. Segno ormai evidente di una ripresa dei traffici dopo mesi di silenzio. Dopo che i pattugliatori delle “fiamme gialle” dipendenti dal Comando di Bari hanno avvistato l’imbarcazione – poi posta sotto sequestro, una volta raggiunti gli ormeggi di Leuca – per qualche ora c’è stata incertezza su quale sarebbe stato il luogo dell'approdo.foto 02-6-13

Video: l'arrivo in porto dell'imbarcazione

Si era pensato a Gallipoli, ma fra un mercantile ormeggiato e il paddock delle moto d'acqua per la prima tappa del campionato mondiale di Acquabike che ormai occupano quasi per intero gli spazi, alla fine si è optato per Santa Maria di Leuca, previo accordi con la Capitaneria di porto di Gallipoli.  Sono stati così messi in allerta 118 e Croce rossa che hanno atteso in banchina l’arrivo dei migranti, per i primi soccorsi, seguiti dal trasporto verso il centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto.

Video: i finanzieri pattugliano le acque del Salento

Fra i sessanta migranti, dichiaratisi iracheni, pachistani e indiani, c’erano anche due donne (una delle quali incinta) e otto bambini. Quattro sono stati visitati dal personale sanitario, ma senza manifestare particolari problemi. Come sempre più spesso avviene, dunque, interni nuclei familiari scelgono i pericolosi viaggi via mare per sfuggire alla miseria e cercare altrove una nuova vita. 

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