Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Finti incidenti per spillare soldi: le vittime, anziani

Nicola Fiaschè, 20enne di Noto, sarebbe l'autore seriale di raggiri a Lecce. Abbordava le vittime con una Punto, lasciava un segno sulle loro auto con una mazza o altri oggetti, e chiedeva i danni

Quando la polizia ha ficcato il naso nella sua auto, ha scoperto che si trattava di un pozzo ambulante di arnesi gettati alla rinfusa e una miniera senza fondo di banconote sparpagliate. Dieci euro sul sedile anteriore, una 20 euro frusciante nel cassetto, soldi sparsi di dietro. La tattica, veri e propri blitz studiati da una mente esperta ed elastica: messinscena veloce, qualche parola in tono adirato, la vittima, quasi sempre un anziano indifeso, intimorito, i soldi che escono dal portafogli, finiscono nelle sue mani, lui che si ficca nella Punto nera e cambia zona in un baleno. Per tornare a colpire di nuovo. Arraffava, e scappava, Nicola Fiaschè, 20 anni, originario di Noto, in provincia di Siracusa, ma senza fissa dimora. Appartiene ad una famiglia di viandanti siciliani, attualmente installati in una zona periferica della provincia di Lecce, dentro roulotte. Ma tutto si può dire, tranne che navigasse nell'indigenza. Firmato dalla testa ai piedi, il ragazzo. Pure le mutande erano di marca.

Fiaschè, a dispetto della giovane età, è ritenuto dalla polizia alla stregua di un professionista del crimine. Truffa ed estorsione sono i capi d'accusa principali di cui dovrà rispondere. A margine, anche di possesso di oggetti atti ad offendere. La sua tecnica? Abbordare anziani in auto, fingere piccoli incidenti stradali, scendere dalla sua Punto, e pretendere un risarcimento immediato. Pena, una denuncia all'assicurazione, se non qualche punizione di carattere fisico, contando sulla propria prestanza e su atteggiamenti spavaldi di fronte agli anziani in preda al panico. Le auto, dunque, sarebbero state affiancate e sorpassate. Poi, un segnale con i fari o con le mani, e l'imposizione di fermarsi. Una volta che la preda abboccava all'amo, le veniva detto, in modo brusco e autoritario, di aver causato un incidente senza neanche rendersene conto. Magari uno specchietto spaccato, o una riga alla carrozzeria. Teatri prescelti, le periferie, ma sempre in prossimità di importanti vie di comunicazione principali (una statale, l'imbocco di una tangenziale), per poter poi dare gas e sparire dalla scena in pochi istanti.

Antonio Ingrosso, dirigente della sezione volante della polizia di Lecce, chiede ora anche l'aiuto della stampa. La fotografia di Fiaschè è stata distribuita intenzionalmente senza banda sugli occhi, in modo che sia riconoscibile. Personaggio con precedenti specifici, anche in provincia di Siracusa, ora si cercano altre vittime, in modo che, riconoscendolo, possano recarsi in questura a rilasciare la propria testimonianza. Vi sono almeno una ventina di segnalazioni, su casi simili, ma ancora poche denunce. La paura e la vergogna finora hanno vinto, le indicazioni, tutte dell'ultimo mese, sono arrivate quasi sempre anonime, sul centralino del 113. Ed il sospetto è che Fiaschè possa essere autore seriale di queste truffe. Come si giustificherebbero, allora, i 320 euro trovati sparsi in banconote di vario taglio, nella sua automobile? A rigor di logica, potrebbe aver eseguito una lunga serie di sceneggiate anche in un solo giorno.

Anche la telefonata che l'ha inchiodato, sebbene in modo indiretto, è giunta al centralino della questura in forma anonima. E' successo ieri mattina, sulla via della marina leccese di San Cataldo. Un uomo segnalava di essere stato vittima di un simile raggiro. Due pattuglie della sezione volante sono schizzate sul luogo. Ed hanno avuto fortuna. Perché, pur non trovando più chi aveva telefonato al 113, gli agenti sono riusciti comunque a cogliere Fiaschè in azione. Forse non contento di quanto arraffato poco prima, si era dato da fare restando in zona. E così, i poliziotti hanno potuto osservare il passaggio dei soldi da un 77enne alle mani del 20enne. Appena 5 euro, a fronte di una richiesta estorsiva di ben 80 euro. Pochi, maledetti e subito.

Fiaschè sarebbe dunque sceso come una furia dalla sua Punto, asserendo che il pover'uomo, con la sua Panda rossa, gli avesse rotto lo specchietto retrovisore, e chiedendo di riparare il danno, quantificato in 80 euro. L'anziano, molto intimorito, a quel punto avrebbe sostenuto di non avere con sé nulla, se non appena 5 euro. Tutto ciò che gli era rimasto. Risposta, con marcato accento siciliano: "Allora dammi 'sti 5 euro". Senza alcuno scrupolo, strappandogli i soldi di mano. E fortuna ha voluto che ieri la volante che già lo stava cercando, abbia potuto cogliere distintamente questo movimento. Morale: fine della storia, per il 20enne. Colto in flagrante.


Da evidenziare come in auto avesse una mazza di legno, utilizzata presumibilmente per dare un colpo all'auto della vittima prescelta, passando accanto. Si suppone che la mazza fosse utilizzata per auto vecchie, magari già piene di urti sulla carrozzeria: affiancate in corsa e centrate, per provocare un bel bozzo. Difficile, però, usare la stessa tecnica con i veicoli nuovi, ovvero senza vistose conche o graffi precedenti. E allora, ecco che in quel caso sarebbe stato usato uno scopino. Lo scopino sarebbe servito per non lasciare ulteriori segni sull'auto della vittima, magari troppo grossi e poco credibili, se raffrontati con la scocca sua Punto. In quei casi, scendendo dall'auto, con disinvoltura, Fiaschè avrebbe quindi lasciato sulle fiancate strisce con un gommino, un pastello a cera nero o carta vetrata (tutti oggetti trovati anch'essi nella sua Fiat), proprio per dimostrare l'esistenza di un urto, magari anche solo di striscio. Senza considerare alcune lettere del marchio della Punto, che potevano essere staccate ed usate sempre allo scopo di dimostrare un danno. Ora il giovane si trova rinchiuso nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. E se dovessero arrivare ulteriori testimonianze, la sua posizione si potrebbe aggravare.

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