Fiori di primavera, “la Squadra investigativa comune una rivoluzione nelle indagini”

Grazie alla collaborazione con la magistratura del Paese delle Aquile è stato inflitto un duro colpo al traffico di stupefacenti. Il procuratore antimafia sottolinea la pericolosità dell’organizzazione criminale albanese

LECCE - Per la prima volta si è avuta una collaborazione totale tra gli uffici delle due sponde dell’Adriatico, grazie a una Sic, squadra di investigazione comune. Per il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e per il procuratore di Lecce Leone Leonardo De Castris è stata questa la novità che ha reso speciale l’operazione antidroga “Fiori di primavera”.

“Attraverso la Sic si è potuto bypassare le lungaggini dovute alle rogatorie  tradizionali”, ha spiegato il capo della Procura salentina, rifacendosi a un confronto col passato: “Normalmente per formare una prova o cercare elementi in un altro Stato che avesse aderito a una convenzione c’era prima questa pratica da espletare. Con la squadra investigativa, invece, adesso la polizia giudiziaria italiana e albanese ( su mandato delle rispettive magistrature) possono in coordinamento tra loro acquisire elementi di prova o prove nel territorio estero che hanno una validità immediata processuale”.  Insomma, per il procuratore di Lecce “questa è una rivoluzione, sia per l’immediatezza delle indagini ma anche per la possibilità di intervenire su aspetti che prima erano di difficile investigazione. Difficilmente si riusciva a risalire  ai vertici, ai mandanti, agli organizzatori di grossi traffici, mentre adesso grazie alla Sic si può intervenire anche su elementi e su settori diversi, quale quello del riciclaggio e del reimpiego di capitali che provengono proprio dal traffico di stupefacenti”.

“E’ come se andassimo ad operare direttamente in Albania” ha dichiarato De Raho, ospite oggi del Palazzo di Giustizia di viale de Pietro a Lecce, e secondo il quale, attraverso la Sic, è stato possibile collegare uomini albanesi e italiani attivi in quattro differenti associazioni. Per il numero uno dell’Antimafia, inoltre, l’operazione la dice lunga sulla pericolosità dell’organizzazione criminale albanese: “Si diffonde in tutte regioni del nostro paese, nonostante ci siano realtà criminali autonome e autoctone.  Con queste riesce a fondersi, a lavorare, gestendo in proprio e co-gestendo il traffico di sostanze stupefacenti”.

 Certo è che, per il magistrato, “Fiori di primavera” ha segnato un duro colpo all’intesa italo-albanese: 27 ordinanze di custodia cautelare, 22 delle quali eseguite, più di 8 tonnellate di marijuana sequestrate e circa 30 arresti in fragranza di reato eseguiti nel corso dell’operazione, attraverso gli interventi via mare della Guardia di finanza.

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