Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Fissata a fine maggio l'udienza preliminare per i presunti killer di Massimo Bianco

Antonio Gabrieli e Antonio Zacheo sono accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, occultamento di cadavere in concorso e porto illegale d’arma. Il fatto nel giugno del 2013 a Martano. Alla base forse banali contrasti di natura personale ed economica

LECCE – E’ stata fissata al prossimo 28 maggio l’udienza preliminare relativa all’inchiesta sull’omicidio di Massimo Bianco, il 41enne di Martano freddato nella campagne non distanti del centro della Grecìa Salentina il 29 giugno scorso. Un omicidio maturato nell’ambito “di banali contrasti di natura personale ed economica”.

E’ questo uno dei passaggi chiave e degli aspetti più creduli emersi dalle indagini. Due le richieste di rinvio a giudizio avanzate dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Antonio De Donno, nei confronti di Antonio Gabrieli, martanese di 53 anni, e Antonio Zacheo, di 27, anch’egli del posto. I due sono accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, occultamento di cadavere in concorso e porto illegale d’arma. Le indagini sono state condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dall’esperienza e dalle grandi capacità investigative del capitano Biagio Marro, con la collaborazione dei colleghi della compagnia di Maglie.

Di Massimo Bianco – che nell’ottobre del 2010 era stato arrestato per usura ed estorsione aggravata ai danni di un imprenditore neretino - si erano perse le tracce il 27 giugno. Il giorno dopo la moglie ne aveva segnalato la scomparsa e nel primo pomeriggio di sabato 29, a circa mezzo chilometro dal monastero dei Cistercensi ne fu rinvenuto il cadavere, semi-carbonizzato. L’autopsia condotta dal medico legale, Roberto Vaglio, ha poi confermato che il 41enne era stato ucciso con un solo colpo di pistola che aveva sfondato il cranio da destra verso sinistra e che non c’era stata alcuna precedente colluttazione.

I carabinieri hanno ascoltato più volte numerose persone cercando indizi ed informazioni utili. In particolare, la Nissan di Gabrieli è finita sotto sequestro già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere. Gli inquirenti, infatti, ritengono sia stato lui, che di mestiere fa il camionista, ad accompagnare Bianco sul luogo di un presunto appuntamento.

Lo avrebbe fatto, del resto, proprio con la complicità di Zacheo, che di Bianco era socio in una ditta dedita al commercio di materiale edile per la quale lavorava Gabrieli. Nei quattro interrogatori subiti il 53enne ha sempre negato di aver avuto rapporti di alcun tipo con Bianco e ha spiegato di aver trascorso con i due soci una parte della mattinata fino al momento del presunto appuntamento: lasciato Bianco nel posto indicato i due avrebbero passato altre ore insieme.

A ottobre scorso Gabrieli ha lasciato il carcere di Borgo San Nicola. Il gip Alcide Maritati, infatti, accogliendo l’istanza di scarcerazione e condividendo la tesi difensiva dei legali dell’uomo, gli avvocati Alessandro Stomeo e Francesco Protopapa, ha ritenuto che le esigenze cautelari fossero cessate. Zacheo, invece, è assistito dall’avvocato Dimitry Conte. 

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