Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Il reato è prescritto ma l'ex governatore Fitto dovrà pagare i danni alla Regione

La somma verrà stabilita in sede civile. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d'Appello di Bari nel processo di secondo grado in cui l'ex ministro era accusato di falso in relazione in relazione a due delibere sulle residenze sanitarie assistite

Raffaele Fitto (@TM News/Infophoto).

LECCE – Il reato è prescritto, ma l'ex ministro Raffaele Fitto (Forza Italia-Pdl) dovrà comunque risarcire i danni (da stabilire in sede civile) alla Regione Puglia, che si era costituita parte civile nel processo che lo vedeva imputato.

E’ questo il verdetto dei giudici della Corte d’Appello di Bari nel processo di secondo grado in cui Fitto era accusato di falso in relazione a due delibere approvate quando era presidente della Regione Puglia. Le accuse nei confronti dell’ex ministro del governo Berlusconi prendevano spunto da due delibere del 2004, la prima di giunta regionale e la seconda dell’Ares (Agenzia regionale sanitaria), su un appalto da 198 milioni di euro per la gestione di 11 residenze sanitarie assistite.

L’ex presidente della Regione Puglia è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte civile per 16mila euro. Per la seconda delle due contestazioni di falsità ideologica i giudici hanno confermato l'assoluzione. In primo grado, infatti, il primo giugno 2012, Fitto era stato assolto da entrambe le accuse dal gup del tribunale di Bari Giulia Romanazzi, al termine del giudizio celebrato con rito abbreviato “perché il fatto non costituisce reato”  e “per non aver commesso il fatto”. La Procura di Bari aveva però impugnato la sentenza, che è stata in parte modificata in appello.

Si tratta di un troncone del cosiddetto processo “La Fiorita”, scaturito a sua volta dalla sentenza con cui la Cassazione, il 17 gennaio 2011, aveva parzialmente accolto il ricorso della Procura di Bari contro il proscioglimento di Fitto e di altri 14 imputati. Per quanto riguarda la posizione di Fitto, il ricorso si riferiva alla sentenza con cui l’11 dicembre 2009 il gup del Tribunale di Bari, Rosa Calia Di Pinto, aveva prosciolto l’allora governatore dai reati di associazione per delinquere, concussione e falso, e lo aveva rinviato a giudizio per altre sei imputazioni. La Cassazione aveva confermato il proscioglimento dal reato associativo e dalla concussione, annullando con rinvio la sentenza limitatamente a due episodi di falso per un nuovo esame dinanzi al gup.

Il reato di falsità ideologica si riferisce all'attestazione, falsa secondo l’ipotesi accusatoria, contenuta in una delibera di giunta del 27 aprile 2004 con la quale Fitto, allora governatore della Puglia, anche in qualità di relatore di fatto, aveva affermato che tutte le Asl pugliesi avevano evidenziato l'impossibilità di assicurare la gestione diretta delle Residenze sanitarie assistite (Rsa). Nella successiva delibera dell'Ares del 25 maggio 2004 (relativa all'altra contestazione di falso per la quale è stata confermata l'assoluzione), Fitto e l'allora direttore dell'Ares Mario Morlacco rispondevano di aver attribuito ai dg delle Asl il mancato completamento delle Rsa.

Anche sulla base di queste delibere, sempre secondo l'accusa, fu bandita una gara d'appalto da 198 milioni di euro per la gestione di 11 residenze sanitarie assistite, poi assegnata a società della famiglia Angelucci. Per questa vicenda Fitto ricevette, secondo l'accusa, dall'editore romano Gianpaolo Angelucci un finanziamento di 500 mila euro per la campagna elettorale per le regionali del 2005 a favore del suo movimento politico 'La Puglia prima di tutto'. Per questi ultimi fatti, il 13 febbraio 2013, l'ex ministro agli Affari regionali fu condannato a quattro anni di reclusione per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d'ufficio ed interdetto per cinque anni dai pubblici uffici. Fu invece assolto dal peculato e da un altro episodio di abuso d'ufficio.

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