Flash mob e volantino di minacce: due fronti nella protesta No Tap

Mentre un gruppo di attivisti era davanti alla sede di Intesa San Paolo, la polizia ha notato un esplicito messaggio che invita al sabotaggio diretto

Alcune attiviste in piazza Sant'Oronzo.

LECCE – Nel corso della mattinata una decina di attivisti No Tap hanno dato vita a un flash mob per chiedere al gruppo bancario Intesa San Paolo di non finanziarie più le società che fanno parte del consorzio Tap. 

A margine dell’iniziativa, assolutamente pacifica, gli agenti della Digos si sono accorti della presenza di un volantino, affisso nottetempo in almeno tre punti: presso Palazzo Carafa, in via XXV luglio angolo con via Trinchese e in via Templari, proprio di fronte alla filiale di Intesa San Paolo. Il testo divulgato, hanno appurato poi in questura, è lo stesso che appare sul blog di informazione anarchica Tilt e contiene una chiara rivendicazione dell'uso delle violenza pur di fermare la costruzione del gasdotto.

Il flash mob presso Banca Intesa

“Il Tap – si legge nel volantino distribuito dagli attivisti ai passanti nei pressi dell'istituto bancario in piazza Sant'Oronzo - è solo uno delle decine di progetti di estrazione e sfruttamento dei combustibili fossili che Intesa finanzia o in cui investe. Tra questi il contestato Dakota Access Pipeline. Entrambi i progetti sono tra le nuove mega-infrastrutture che non dovrebbero essere costruite se governi, banche e imprese volessero tener fede agli accordi sul clima firmati a Parigi nel 2015”.

Nel testo si ricorda anche che “Intesa è tra le banche che hanno sottoscritto gli Equator Priciples, che definiscono gli standard minimi per investimenti e gestione del rischio ambientale e sociale. La valutazione indipendente del Tap effettuata da BankTrack conferma che il progetto viola gli Equator Principles. Sono moltissime le associazioni in Europa che stanno chiedendo conto all’Unione Europea e alle istituzioni finanziarie europee, come la Banca Europea degli volantinopiovonopietre-2Investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dei finanziamenti concessi al Tap, in maniera assolutamente irresponsabile”.

Gli attivisti hanno chiuso il loro documento informativo facendo riferimento al danno d'immagine che ricadrebbe sul gruppo bancario nel momento in cui proseguisse nella politica di investimenti legati al gasdotto.

Il volantino: “Piovono pietre”

Di impronta esplicitamente anarchica invece il volantino affisso nottetempo a ridosso della piazza. Lo spunto è l’arresto avvenuto a Melendugno giorni scorsi – il primo nella storia della lotta al gasdotto – durante il tentativo di rallentare il passaggio di alcun mezzi di lavoro.

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Nel testo si rivendica il lancio di pietre contro le forze dell’ordine e più in generale l’attacco diretto contro uomini, mezzi e strutture coinvolti nella realizzazione dell’opera. Ma c’è di più perché gli estensori del volantino criticano la frangia più pacifica del Movimento No Tap: “Meraviglia che quelle pietre siano così poche. Sorprende che a lanciarle sia solo una parte di coloro che contestano il gasdotto, mentre altri depositano ricorsi. Sorprende, semmai, che nel corso dei blocchi a scendere dai marciapiedi sia solo una parte dei manifestanti, mentre altri restano immobili a riprendere col telefonino. Sorprende che quando accade un sabotaggio ci sia sempre chi urla al complotto e alla dietrologia del ‘se lo sono fatto da soli’ e non si inizi invece a riflettere, ognuno nel suo cuore e aprendo la mente alla più sfrenata fantasia, in quale altro modo sia possibile intervenire per fare altrettanto e anche di peggio”.

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