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Il flash-mob

Il flash-mob

Tragedia nel canale di Sicilia: flash-mob di giovani superstiti delle traversate

Un gruppo di migranti, coordinati da Arci, ha dato vita ad un sit-in davanti all'ingresso della prefettura: stesi sul marciapiede, coperti da un lenzuolo bianco, sono rimasti immobili per alcuni minuti. Striscione provocatorio: "Scusateci se non siamo affogati"

LECCE – “Scusate se non siamo affogati” recita lo striscione, mentre i veicoli scorrono su via XXV luglio. A reggerlo un gruppo di richiedenti asilo, tutti molto giovani, giunti in Italia dopo lunghe e pericolose traversate. A loro è andata bene lungo quella rotta che ha inghiottito migliaia e migliaia di donne, uomini e bambini: basti pensare alla tragedia di sabato notte nel Canale di Sicilia, purtroppo uguale a tante altre ma inusitata nelle proporzioni: le vittime dovrebbero essere almeno 800.

Un flash-mob è stato inscenato questa mattina davanti all’ingresso al pubblico della prefettura di Lecce. Assieme ai ragazzi era presente Anna Caputo, responsabile provinciale di Arci, associazione che è impegnata in diverse attività di concerto con le istituzioni per l’accoglienza dei migranti, in particolare minori e rifugiati. Stesi sul marciapiede, alcuni ragazzi sono rimasti immobili per alcuni minuti, coperti da un lenzuolo bianco, così come avviene nelle meste operazioni, sempre uguali, quando viene scoperto o recuperato un cadavere. L'iniziativa odierna rientra in quella più ampia, attuata in tutta Italia di concerto con Caritas e altre sigle

L’Italia è sempre di più in prima linea sul fronte dei movimenti migratori che, in questa fase, trovano nella Libia divisa in mille rivoli il punto di partenza verso l’Europa che intanto apre pigramente gli occhi dinanzi ad una tragedia rispetto alla quale dovrebbe fare molto di più. E non da ieri. 20150422_115202-2Solo un'operazione come "Mare Nostrum" appare in grado di ridurre le probabilità che nel Mediterraneo si verifichino altri incidenti così gravi. Fu proprio la morte di circa 400 persone al largo di Lampedusa, nell'ottobre del 2013, a spingere il governo italiano al varo di un piano operativo che ha coinvolto la marina militare, la guardia di finanza, i carabinieri e che ha portato - in 558 operazioni svolte in un anno - al salvataggio di almeno 100mila persone e all'arresto di più di 700 scafisti. 

"Mare Nostrum", piano d'emergenza gestito solo dall'Italia, è stato poi sostituito da "Frontex", coordinato dall'Agenzia europea delle frontiere: minore il budget a disposizione (circa un terzo), minore l'ambito operativo come evidentemente ha dimostrato l'ultima tragedia: le unità navali, in linea di massima, pattugliano le acque territoriali sebbene in caso di soccorso possano spingersi oltre. 

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