Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca Centro / Viale Otranto

Forze dell’ordine ridotte all’osso. I sindacati protestano contro i tagli

Volantinaggio davanti alla questura di Lecce per dire “no” alla riduzione di risorse, personale, mezzi. Rischi per la sicurezza pubblica: in città, solo a settembre, raggiunti i 120 furti. Le stime per ottobre destinate a crescere

 

LECCE – Un occhio chiuso sulla sicurezza. Anzi due. I provvedimenti del governo (l’ultimo: la legge di stabilità in fase d’approvazione parlamentare) secondo i lavoratori del comparto, procedono alla cieca, mettendo in ginocchio gli organici territoriali delle forze di polizia, armate, dei vigili del fuoco e del soccorso pubblico. Con un unico obiettivo: risparmiare in questi tempi di vacche magre, sottraendo personale, risorse, mezzi, energie giovani ad un settore deputato a mantenere l’ordine pubblico, garantendo la sicurezza dei cittadini. I sindacati di categoria oggi erano presenti anche a Lecce, di fronte alla questura, per una mobilitazione che suona come un campanello d’allarme: “Senza poliziotti e senza volanti in giro, si ridurranno senz’altro i consumi, ma chi popolerà le vie cittadine quando cala il buio?”.

La percezione del rischio aumentato, di una situazione difficile da gestire e che rischia di aggravarsi, è diffusa anche nel capoluogo. E stando a quanto riferiscono Benedetto Scarlino di Siap, Carlo Giannini di Coisp ed Antonio Ianne, gli ultimi dati della questura di Lecce sul numero dei furti raggiungono cifre da capogiro (120 solo in città e solo nel settembre 2012), destinate a crescere: “A metà ottobre abbiamo già superato il picco del mese precedente”. La stima non è esaustiva, ma offre una fotografia parziale ed impietosa dell’esistente: negli ultimi due anni gli organici già sottostimanti, hanno perso in Italia, 18 mila unità. Cinque mila in meno solo nel corpo di polizia e meno 200 poliziotti in servizio nella sola provincia di Lecce.

“Gli esponenti politici, sempre pronti a congratularsi in occasione delle grandi operazioni messe a segno dalle forze dell’ordine, ignorano totalmente i sacrifici che il nostro superlavoro comporta”, aggiungono i sindacalisti. Il disagio lamentato è trasversale a tutta l’organizzazione del lavoro: dalla cancelleria degli uffici fino al rifornimento di carburante, dalle risorse che non sono state stanziate per il fondo perequativo al blocco delle procedure contrattuali e delle retribuzioni, fino al rischio di soppressione di questure e prefetture conseguente alla sforbiciata degli enti provinciali.

Quasi “inconcepibile”, rispetto alle caratteristiche del comparto, è la previsione di innalzamento dell’età pensionabile fino a 65 anni che, sommata al blocco del turn over, crea una generazione di poliziotti anziani e affaticati, mentre per le nuove leve trovano la strada sbarrata. Quasi un paradosso per una professione che richiede requisiti psico-fisici ottimali: “Un poliziotto o un vigile del fuoco di 60 anni, non offrono le stesse garanzie di sicurezza alla cittadinanza”. Ed il rischio per l’incolumità fisica di chi è in servizio e di chi ha bisogno di soccorso, semplicemente, “raddoppia”.

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