Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Fotosegnalata 96 volte e per oltre 70 con nomi diversi

Il curioso "primato" di una 26enne serba. Fermata dalla polizia in tutta Italia, usa sempre nomi diversi. Le volanti l'hanno bloccata a Lecce. Si aggirava con fare sospetto nell'androne di un palazzo

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LECCE - Le sue iniziali attuali sono J.D.. Attuali, appunto. Rispecchiano l'ultimo nome fornito alla polizia, in ordine di tempo. J.D., dunque, di origine serba, ma potrebbe anche chiamarsi diversamente. Chissà. Forse non avrà conquistato posto d'onore nell'albo del guinness dei primati, ma contare a soli 26 anni 96 fotosegnalamenti in tutta Italia, è comunque un primato, magari non prestigioso, ma di certo voluminoso. Se a questo si aggiunge che in oltre una settantina dei casi, rispetto ai quasi cento in cui è stata sottoposta a controllo da organi di polizia, ha fornito nomi diversi, allora quel primato inizia a farsi ancora più sostanzioso, oltre che curioso.

J.D. (la chiameremo così?) è stata fermata ieri dagli agenti della sezione volante della questura di Lecce, dopo che una donna ne ha richiesto l'intervento, avendo scorto nell'androne di un palazzo, in via Imperatore Augusto, persone estranee rispetto a quelle che solitamente lo popolano. Due ragazze straniere, insomma, una delle quali con un bimbo in braccio. Il primo pensiero è andato a un potenziale, tentativo di furto. La pattuglia di polizia si sono così fiondate sul posto in pochi istanti, ed hanno rintracciato le due giovani, una 14 anni e la già citata 26enne. Quest'ultima, con un bimbo in braccio. Entrambi le ragazze, sedicenti serbe.

Condotte in ufficio, le giovani hanno dichiarato di avere domicilio in un campo nomadi di Roma. Sono state sottoposte a più accurati controlli, ma con esito negativo. Nessun oggetto per lo scasso o altre cose particolari nelle tasche. Ma l'aspetto curioso doveva ancora venire. J.D. è stata sottoposta al foto segnalamento e, come di consueto, quando si tratta di cittadini privi di documenti e sui quali vi sono dubbi circa la reale identità, sono stati richiesti al casellario centrale d'identità del ministero dell'Interno i precedenti dattiloscopici della donna.

Apriti cielo. Il computer è quasi esploso. I risultati forniti dal Dipartimento della pubblica sicurezza hanno evidenziato a carico di J.D. ben novantasei precedenti occasioni in cui era stata sottoposta a fotosegnalamento con il nome già noto o con altri più o meno simili, in tutte le regioni d'Italia. Un lavoraccio, durato ore, per verificare sotto ogni nome (da ricordare che per oltre 70 volte J.D. ha fornito varianti del nome di battesimo e del cognome, magari cambiando anche solo una lettera) se vi fossero pendenze. Al termine di tutta l'operazione, le sono stati notificati tre provvedimenti di natura giudiziaria ed amministrativa per procedimenti che la riguardavano nelle città di Roma, Bologna e Reggio Calabria.


D'intesa con l'autorità giudiziaria competente, cioè il pm di turno presso il tribunale per i minorenni, sia la 14enne, sia J.D. (ed ovviamente l'infante che teneva in braccio) sono state affidate ad una struttura religiosa di Lecce.

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