Freddato a colpi di pistola nel 1999, arrivano tre condanne all'ergastolo

Dopo i trent’anni rimediati in abbreviato dall’uomo considerato l’esecutore materiale dell’omicidio del 21enne di Lizzanello Gabriele Manca, ora c’è anche il verdetto per gli uomini ritenuti suoi complici

Il luogo del ritrovamento del cadavere in una foto dell'epoca de La Gazzetta del Mezzogiorno

Ergastolo: è questo il verdetto per i tre uomini accusati dell’omicidio di Gabriele Manca, il 21enne di Lizzanello scomparso il 17 marzo del 1999 e ritrovato senza vita il 5 aprile successivo, vicino a un muretto a secco, tra Lizzanello e la frazione di Merine.

Dopo i 30 anni inflitti in primo grado in abbreviato a Carmine Mazzotta, il 45enne leccese per mano del quale sarebbero partiti tre colpi di pistola fatali per la vittima, ora la giustizia ha presentato il conto anche ai tre presunti complici: Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino, Omar Marchello, 39enne, e Pierpaolo Marchello, 40enne, entrambi di Lizzanello.

La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Assise di Lecce (composta dal presidente Francesca Mariano, a latere il collega Pietro Errede e i giudici popolari), questo pomeriggio, nell’aula bunker del carcere di “Borgo San Nicola” di Lecce, in linea alle richieste formulate dal pubblico ministero Carmen Ruggiero che, durante la requisitoria, nella precedente udienza, aveva ripercorso le tappe di un delitto rimasto insoluto per 18 anni e rispetto al quale si è riusciti a fare luce, solo un paio d’anni fa, grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Alessandro Verardi e Alessandro Saponaro.

Stando alle indagini, il movente risiede in contrasti legati allo spaccio di droga perché la vittima avrebbe svolto l’attività illecita senza dare conto a Omar Marchello, ritenuto referente della zona di Lizzanello; quest’ultimo avrebbe cercato di mettere in riga il ragazzo, punendolo con uno schiaffo, ma di risposta sarebbe stato ferito con un coltello; l’episodio fu denunciato dal 39enne che però passò per “infame” e che, secondo l’accusa, proprio per liberarsi di questa etichetta e “riabilitarsi” negli ambienti criminali avrebbe eliminato il rivale.

Durante il processo, Marchello ha rilasciato dichiarazioni spontanee, proclamandosi innocente e sostenendo di essere lui, come gli altri, solo vittima di un pregiudizio da parte di magistratura e investigatori.

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Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza, gli avvocati difensori Umberto Leo, Giancarlo Dei Lazzaretti, Germana Greco e Fulvio Pedone valuteranno il ricorso in appello.

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