Freddato a colpi di pistola nel 1999, chiesti tre ergastoli

La Procura ha presentato il conto ai tre uomini accusati dell’omicidio di Gabriele Manca, il 21enne trovato senza vita vicino a un muretto a secco, tra Lizzanello e Merine. Attesa per l’11 giugno la sentenza

Il luogo del ritrovamento del cadavere in una foto dell'epoca de La Gazzetta del Mezzogiorno

LIZZANELLO - Sta per volgere al termine il processo sull’omicidio di Gabriele Manca, il 21enne di Lizzanello scomparso il 17 marzo del 1999 e ritrovato senza vita il 5 aprile successivo, vicino a un muretto a secco, tra Lizzanello e la frazione di Merine.

Dopo i 30 anni inflitti in primo grado in abbreviato a Carmine Mazzotta, il 45enne leccese per mano del quale sarebbero partiti tre colpi di pistola fatali per la vittima, ora la Procura presenta il conto anche ai tre presunti complici.

Ergastolo e tre anni di isolamento: questa la richiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Carmen Ruggiero nei riguardi di Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino, Omar Marchello, 39enne, e Pierpaolo Marchello, 40enne, entrambi di Lizzanello.

La pena è stata invocata ieri nell’aula bunker del carcere di “Borgo San Nicola”, all’esito della requisitoria che ha ripercorso le tappe di un delitto rimasto insoluto per 18 anni e rispetto al quale si è riusciti a fare luce, solo un paio d’anni fa, grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Alessandro Verardi e Alessandro Saponaro.

Secondo l’accusa, il movente risiede in contrasti legati allo spaccio di droga perché la vittima avrebbe svolto l’attività illecita senza dare conto a Omar Marchello, ritenuto referente della zona di Lizzanello; quest’ultimo avrebbe cercato di mettere in riga il ragazzo, punendolo con uno schiaffo, ma di risposta sarebbe stato ferito con un coltello; l’episodio fu denunciato dal 39enne che però passò per “infame” e che proprio per liberarsi di questa etichetta e “riabilitarsi” negli ambienti criminali avrebbe eliminato il rivale.

Ieri, l’imputato ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Si è proclamato innocente, sostenendo di essere lui, come gli altri, solo vittima di un pregiudizio da parte di magistratura e investigatori.

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Nella prossima udienza, il 28 giugno, si terranno le arringhe degli avvocati difensori Giancarlo Dei Lazzaretti, Germana Greco e Fulvio Pedone e, in quella dell’11 giugno, dopo la discussione dell’avvocato Umberto Leo, la Corte d’Assise (composta dal presidente Francesca Mariano, a latere il collega Pietro Errede e i giudici popolari) si ritirerà in camera di consiglio per decidere il verdetto.

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