Freddato in campagna a colpi di pistola, chiesti trent’anni per il presunto killer

La Procura invoca la pena per Carmine Mazzotta, 45enne leccese, nel processo discusso col rito abbreviato. Atteso per il 10 maggio il verdetto sul delitto avvenuto nel 1999 a Lizzanello

LIZZANELLO - Aveva un appuntamento con il padre quel pomeriggio del 17 marzo 1999, ma a quell’incontro Gabriele Manca, 21enne di Lizzanello, non si presentò mai. Di lui si persero le tracce per giorni, fino a quando fu ritrovato il 5 aprile, vicino a un muretto a secco sulla strada tra Lizzanello e Merine, senza vita per i colpi di pistola (una Tokarev semiautomatica calibro 7,62) che lo avevano raggiunto al braccio, al gluteo destro e al torace.

Per la Procura di Lecce, uno dei responsabili dell’omicidio fu Carmine Mazzotta, 45enne di Lecce, al quale oggi il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Carmen Ruggiero ha presentato il conto, chiedendo trent’anni di reclusione nel processo che si sta celebrando con il rito abbreviato.La sentenza del giudice Cinzia Vergine è attesa per il 10 maggio, dopo la discussione dei difensori (Giancarlo Dei Lazzaretti ed Enrico Grosso).

E’, invece, ancora tutto da scrivere il processo in Corte d’Assise ai tre presunti complici: Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino; Omar Marchello, 39enne di Lizzanello e Pierpaolo Marchello, 40enne di Lizzanello.

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A dare una svolta alle indagini su un delitto rimasto insoluto per più di 18 anni e che sarebbe maturato per contrasti legati allo spaccio di droga nella zona di Lizzanello, furono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia Alessandro Verardi e Alessandro Saponaro. I riscontri investigativi portarono così all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Alcide Maritati nei riguardi di Mazzotta,  Mero ed Omar Marchello, ed eseguita il 3 gennaio dello scorso anno dai carabinieri del Reparto operativo speciale di Lecce.

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