Frode fiscale milionaria: in sette rischiano il processo

Si discuterà martedì prossimo la richiesta di rinvio a giudizio nei riguardi di sette persone. Tre di loro finirono in carcere lo scorso febbraio: l’imprenditore di Presicce Ratta, il suo commercialista e consulente Antonazzo e l’imprenditore bresciano Gregorini

PRESICCE - Un collaudato sistema di scatole cinesi con l’obiettivo di ingannare il fisco. Una serie di fatture per prestazioni in Turchia, Cina, Perù, Guatemala, Egitto, Germania, Francia, Filippine, Nigeria, Qatar, Giamaica, Kuwait, ma svolte solo sulla carta. C’è tutto questo e molto altro nell’inchiesta che ha accertato un’evasione sui 10 milioni di euro, individuando tre principali responsabili, finiti in carcere lo scorso 22 febbraio, su ordinanza emessa dal gip Simona Panzera: l’imprenditore Cosimo Ratta, di 43 anni, impegnato nella produzione e nel commercio di imballaggi in plastica a Presicce, il suo commercialista e consulente contabile Arturo Antonazzo, 71 anni, di Presicce (entrambi ora sono ai domiciliari) e l’imprenditore bresciano Diego Fabrizio Gregorini, di 55 anni (tornato in libertà).

I loro nomi sono i primi nell’elenco degli imputati che martedì prossimo dovranno comparire davanti al giudice Sergio Tosi, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Massimiliano Carducci.

Sott’accusa ci sono altre quattro persone: Monia Marzo, 43 anni, originaria della Svizzera, Davide Tamborrini, 35, di Gagliano del Capo e domiciliato a Corsano, Anna Maria Piera Basile, 52, di Acquarica del Capo, Giuseppe Lia, 56, di Gallipoli, rispettivamente nel ruolo di amministratori di diritto di “Emapack” srl, “Plastic Service”, “Metal works”, e “Soges”, società che sarebbero state gestite, le prime tre, da Ratta, e, l’ultima, da Gregorini.

Ratta risponde anche di truffa aggravata ai danni dell’Inps perché si sarebbe appropriato di indennità di disoccupazione (dal 28 marzo al 26 novembre del 2014) per una somma complessiva di oltre 7.600 euro, dichiarando di aver perso il lavoro nella Salento Plastik srl del 20 marzo 2014 e nascondendo il suo stato occupazionale con il trasferimento in Bulgaria delle società (Emapack e della stessa Salento Plastick), di cui di fatto sarebbe stato l’amministratore/gestore e che, secondo le indagini della Guardia di Finanza, in quel periodo sarebbero state pienamente operative.

Solo Gregorini, invece, risponde anche di riciclaggio, perché diventato amministratore unico dal 24 gennaio 2014 della Metal works, avrebbe gestito lo spostamento di circa un milione di euro su un conto in Slovenia. Questo sarebbe stato uno degli espedienti per coprire i presunti illeciti, come pure l’emissione di fatture per prestazioni all’estero (14 quelle emesse dal 13 gennaio 2014 al 31 ottobre 2015), ma mai svolte.

Gli imputati avranno modo di respingere le accuse, martedì, durante l’udienza preliminare, attraverso gli avvocati Andrea e Federica Sambati, Rocco Vincenti, David Alemanno del Foro di Lecce, Davide Giudici del foro di Como, e Luana Maria Grazia Cazzato del foro di Brescia.

Potranno costituirsi parte civile al processo l’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Lecce, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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