Frode on-line tra Italia e Romania, in 21 a processo. Anche quattro salentini

Le somme “sparite” con la tecnica del phishing dai conti correnti degli utenti si aggirano sui 120mila euro. La base operativa della banda, un appartamento a Cervia, scoperta dai carabinieri mentre davano la caccia a un ladro nel marzo 2016

RAVENNA - Un’associazione a delinquere nascosta nell’etere. Un’associazione capace di ingannare utenti di tutta Italia con un semplice clic: inviando e-mail da indirizzi che sembravano quelli di banche e istituzioni creditizie (Intesa San Paolo, Veneto Banca, Deutsche Bank, Credito Valtellinese e Banca delle Marche, Poste Italiane) attraverso  i quali “estorcere” informazioni personali al fine di prelevare denaro dai conti correnti.

Ma l’organizzazione italo-rumena che del phishing avrebbe fatto la sua specialità ora si è materializzata. Le indagini sono riuscite a dare un nome e un cognome a chi avrebbe avuto un ruolo in quest’azienda “virtuale" e a chi avrebbe beneficiato dei suoi servizi.

Si tratta di 21 persone: 11 rumeni, una bulgara e nove italiani, quattro dei quali salentini. Proprio questi, Biagino Stanca, 45 anni di Gallipoli, Piero Tunno, 55, di Taviano, Giovanni Bauleo, 49, di Mesagne (Brindisi), e Salvatore Pastore, 62, di Torchiarolo (Brindisi), avrebbero fatto da “prestanome” per l’associazione. E di questo risponderanno nel processo che li vedrà imputati (con tutti gli altri) a partire dal 22 novembre davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Ravenna. Le accuse per loro sono di accesso abusivo al sistema informatico o telematico, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso ai sistemi informatici o telematici, frode informatica.

Lo ha stabilito nelle scorse settimane il gup Gianluca Petragni Pelosi del Tribunale di Bologna nel decreto che dispone il giudizio e nel quale si ricostruiscono i ruoli, responsabilità e attività della banda e di chi vi gravitava attorno.

Le indagini partite da Cervia: dall’inseguimento del ladro alla scoperta del covo

Fu grazie all’arresto del 30enne rumeno Simon Tibor, ricercato per furto (fu individuato per strada da due carabinieri fuori servizio a passeggio con le loro famiglie e poi inseguito), a Cervia, il 1° marzo del 2016, che gli uomini dell’Arma risalirono all’appartamento, in un complesso residenziale di Pinarella, utilizzato come base operativa. Qui, oltre a Tibor, c’erano altre persone impegnate in operazioni illecite. Attraverso il materiale informatico e i documenti falsi sequestrati in quella circostanza, è stato così possibile ricostruire il volume d’affari. E’ di 126.164 euro la cifra che sarebbe stata sottratta complessivamente a ignari correntisti (quindici in tutto le vittime riscontrate dall’inchiesta).

La struttura dell’azienda “virtuale”

Secondo gli inquirenti, l’associazione a delinquere sarebbe stata composta da Tibor, dai connazionali Alexandru Rares Mavrodinescu, di 33 anni, Mihai Grecu, di 36, George Mitu, di 32, Cristian Felix Bogdan, di 46, e Iulia Ana Blag, di 29, Mario Cuomo, 64enne di Napoli, e Maria Sociu, 27 anni, originaria della Bulgaria, e avrebbe svolto attività di reclutamento, in Italia e in Romania, di operatori telematici da impiegare in postazioni allestite con appositi programmi informatici e collegate alle rete internet, attraverso cui lanciare offensive via mail a utenti con l’obiettivo di appropriarsi della loro identità digitale (cosiddetta “Identity theft”) e mettere le mani sui loro soldi.

Ancora: prestanome disposti ad acquistare e consegnare al sodalizio strumenti finanziari (conti correnti e carte di credito), su cui versare provvisoriamente, in attesa di un ulteriore trasferimento, le somme sottratte illecitamente, così da depistare le vittime; financial manager da impiegare nelle operazioni di trasferimento, prelievo e spesa delle somme ottenute col “phishing”; procacciamento di documenti falsi da impiegare per acquistare altri strumenti finanziari, emessi da Poste Italiane Spa (“Postepay e Postepay Evoulution”), destinati alle esigenze dei “financial manager”.

Infine: locazione di immobili dove allestire le postazioni telematiche dalle quali lanciare le offensive informatiche; reperimento di computer, alcuni provento di furto, per svolgere l’attività delittuosa; impiego e coordinamento dei diversi ruoli attraverso ordini impartiti anche telefonicamente.

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