Frodi ad Unione Europea, i due arrestati rispondo alle domande del gip

Si è svolto oggi, dinanzi al gip Simona Panzera, l'interrogatorio di garanzia id Giovanni De Matteis, di 33 anni, e di Vincenzo Cagnazzo, di 57 anni, arrestati con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità materiale e ideologica. I due indagati, assistiti dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, hanno in parte confermato l'ipotesi accusatoria

LECCE – Si è svolto oggi, dinanzi al gip Simona Panzera, l’interrogatorio di garanzia id Giovanni De Matteis, di 33 anni, e di Vincenzo Cagnazzo, di 57 anni, arrestati con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità materiale e ideologica. I due indagati, assistiti dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, hanno in parte confermato l’ipotesi accusatoria, dimostrando un atteggiamento pienamente collaborativo con gl inquirenti.

I due sarebbero, secondo l’accusa, a capo di una presunta associazione a delinquere finalizzata ai raggiri ai danni delle casse italiane e di quelle europee. I militari del Nucleo di polizia tributaria leccese, guidati dal colonnello Nicola De Santis, hanno posto sotto sequestro tre immobili, altrettanti terreni e disponibilità finanziarie per svariate centinaia di euro, somma corrispondente agli importi che l’associazione avrebbe percepito in maniera indebita. Altre quattro persone sono state denunciate a piede libero: si tratta di padre, madre e fratelli di uno degli arrestati.

De Matteis, nello specifico, coordinava il Centro di assistenza agricola di Surbo. Una sorta di patronato che offre servizi e consulenze agli addetti ai lavori. Cagnazzo, di contro, ricopriva il ruolo di agronomo e ha offerto delle prestazioni all’ente. Servendosi dei rispettivi ruoli, i due avrebbero approfittato dell’accesso alle banche dati demaniali, attingendo informazioni preziose e attendibili sui terreni da utilizzare per accaparrare finanziamenti erogati dall’Agea, l’Agenzia erogazione in agricoltura. Tramite le informazioni a disposizione, i due individuavano le zolle da condurre sparse su tutto il territorio: tra queste, persino quelle confiscate alla mafia. Le indagini sono state avviate a partire dal 2013 dagli uomini della guardia di finanza del capoluogo salentino.

Ma il periodo del maxi raggiro risalirebbe almeno al 2009. I controlli sono stati condotti a livello nazionale, nell’ambito dell’operazione “Bonifica”, elaborata dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie di Roma.

Le verifiche hanno travolto anche il centro con sede a Surbo, nel quale sono stati rinvenuti circa 150 fascicoli falsi, tra cui atti e autocertificazioni, oltre che contratti di comodato ad uso gratuito, attestanti la conduzione di terreni appartenenti ad enti pubblici e soggetti privati.

Le domande, munite dei visti di conformità falsamente apposti dallo stesso responsabile del Centro, venivano trasmesse all’Agea per poi percepire finanziamenti all’agricoltura,  accreditati sui conti correnti dei fittizi conduttori e poi ripartiti tra gli associati.

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I finanzieri hanno dimostrato la falsità degli atti allegati alle circa 150 domande inoltrate per mezzo del patronato. In un caso è stato accertato che l’associazione aveva richiesto contributi anche su terreni confiscati.

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