Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Melendugno

Fronte ambientalista contro variante gasdotto della Tap

Tre associazioni ambientaliste salentine dicono no alla variante del gasdotto Tap che dall'Albania dovrebbe attraccare a San Foca, in località San Basilio, per poi proseguire fino a San Donato

MELENDUGNO - "Save Salento", l'associazione "Tramontana" e il Forum Ambiente e Salute insorgono contro il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap) che sembrerebbe minacciare il futuro del basso Salento: gli ambientalisti levano gli scudi contro la variante che la società ha comunicato nelle settimane e nei mesi scorsi, anche attraverso incontri informali con le associazioni locali, al progetto di costruzione di un gasdotto che dall'Albania dovrebbe attraccare a San Foca, nella pineta di San Basilio, per poi proseguire con un ulteriore scavo (on-shore). Altri 20 chilometri, in sostanza, sulla terra ferma, fino a raggiungere, poi, il territorio di San Donato, dove si allaccerebbe alla rete Snam.

Si è specificato, da parte della stessa società, che il progetto originario prevedeva di portare in Italia il gas dal Caucaso, conducendo l'infrastruttura energetica direttamente a Brindisi, attraverso la realizzazione di un tracciato completamente via mare (off-shore): "Tuttavia - precisano gli ambientalisti - oggi, a causa di motivazioni per la gran parte ignote, la Tap ha inteso adottare una variante atta a realizzare un percorso combinato off-shore/on-shore che, oltre al tratto marino, comporta anche la realizzazione di un enorme serpentone di gasdotto sulla terraferma".

Le associazioni da un lato ringraziano la disponibilità della Tap nel fornire una parte della documentazione riguardante il progetto, dall'altro sostengono che, dallo studio effettuato sulle cartografie, dalle ricognizioni operate sul territorio e dalle valutazioni che ne sono seguite, sono emerse preoccupazioni per un impatto dell'opera sui valori ambientali, culturali e paesaggistici dei territori di Melendugno, Vernole, Castrì, Lizzanello, Cavallino e San Donato.

Le preoccupazioni riguardano, per ciò che concerne il tracciato su terra, che dovrà snodarsi sul territorio della provincia per 20 chilometri, superando con una trivellazione orizzontale (circa 800 metri) una falesia, già interessata da fenomeni di erosione, e quindi tagliando trasversalmente una buona metà della penisola salentina, con un cantiere che avrà un'ampiezza compresa tra i 23 e i 30 metri e una profondità di 4 metri. Il tutto dovrebbe comportare una notevole movimentazione di terra, suolo e vegetazione, con l'interessamento di una fascia di territorio della costa e dell'entroterra massimamente protetta dai vincoli di carattere ambientale e paesaggistico previsti dal Piano urbanistico territoriale tematico (Putt), nonché caratterizzata da elementi archeologici di cui l'Ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica di Lecce è testimonianza.

In seguito alla chiusura dei lavori, la fascia di rispetto (servitù) del gasdotto consisterebbe in 4 metri a destra e 4 a sinistra della conduttura (per 8 metri complessivi) che si dovrebbe mantenere scevra da qualsiasi opera o presenza di vegetazione (in primo luogo ulivi), al fine di consentire le operazioni di manutenzione, di controllo e di intervento in caso d'emergenza. Simili condizioni preoccupano per l'accensione di fenomeni aggiuntivi di consumo di suolo agricolo, in un'area, come quella del Salento centro-orientale, caratterizzata da piccoli insediamenti diffusi, con infrastrutture e un tasso d'industrializzazione contenuti, a vocazione turistica e balneare.

Per questo, le associazioni Save Salento, Tramontana e Forum Ambiente e Salute, chiariscono di non essere disponibili ad incontri di natura operativa per individuare soluzioni di compromesso, richiedendo solo e soltanto la revoca della variante: "Non crediamo - sostengono - di poterci impegnare in soluzioni di mitigazione in un territorio simile, dove lo scavo per la posa del gasdotto porterà alla luce la ricchezza archeologica di quell'area costiera del Salento, retaggio di antichissimi insediamenti. Di assai improbabile mitigazione pare inoltre il forte impatto determinato dal passaggio del cantiere dalla porzione di territorio interessata dalla presenza di boschi di uliveto secolare 'ogliarola' presenti nelle contrade Campana e Filandra, tra Castrì, Pisignano e Vernole, già interessate da un oneroso progetto di impianto di 11 mega-torri eoliche, per la cui difesa i cittadini e le associazioni del Salento hanno dato vita ad una intensa mobilitazione proprio a partire dall'inizio del 2011".


Per le associazioni, il Salento deve rimanere "Parco naturale e culturale", come disposto dal Piano di coordinamento territoriale della Provincia (Pctp), adottato all'unanimità da tutte le forze politiche nel 2008. Da qui l'invito ai comuni salentini coinvolti, al Governo italiano, alla Regione Puglia e alla Provincia di Lecce di esprimere opposizione alla variante progettuale riguardante il passaggio lungo la terraferma, nel cuore del territorio salentino.

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