Volontari e cittadini per l’ultimo saluto a Sergio. Il dolore di chi gli è stato vicino

Celebrati nella chiesa dei santi Niccolò e Cataldo i funerali del 64enne morto nella notte tra domenica e lunedì: presenti molte delle persone che cercavano di fornirgli conforto. Sette mesi addietro, nello stesso luogo, le esequie di Dino e Veronica

Il corteo funebre.

LECCE – Se n’è andato in punta di piedi, così come aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita, Sergio De Vergori, il 64enne senza fissa dimora che nelle prime ore di lunedì era stato trovato esanime tra le vie del centro cittadino. Sono stati in tanti a porgergli l’ultimo saluto, nella chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo del cimitero di Lecce, durante la celebrazione del rito funebre che si è svolto questo pomeriggio alle 17. Nella stessa chiesa, il 3 febbraio, furono celebrate le esequie di Dino e Veronica, la coppia di senzatetto deceduta in seguito al cedimento del pavimento nell’abitazione di via Taranto dove avevano trovato rifugio. Anche in quell’occasione, partecipazione e sobrietà, nel ricordo di chi fino all’ultimo ha tenuto fermo il punto della dignità.

Oltre ai figli e ai conoscenti, infatti, erano presenti anche alcuni residenti delle strade che l’uomo era solito frequentare e che spesso s’intrattenevano per accertarsi delle sue condizioni o gli portavano beni di prima necessità e generi di conforto. Specialmente in inverno. Tra i colori e l’atmosfera cupa di una giornata piovosa, tuttavia, spiccava il rosso acceso delle maglie di coloro che, probabilmente, erano i suoi unici amici: i ragazzi e le ragazze dell’associazione di volontariato City Angels. Sicuramente il suo unico contatto con la società dalla quale aveva scelto di fuggire. Sarebbe stato contento di vederli accanto a sé e di sentire il loro affetto sincero.

Una storia nella storia quella di Antonio, uno degli angeli col basco, che nel descrivere alcuni momenti trascorsi insieme a Sergio si sforza di non piangere mentre la voce rotta dall’emozione afferma con rara dignità: “Quell’uomo mi ha dato tantissimo. Sono stato davvero fortunato a conoscerlo”. Di Sergio, Antonio ricorda sia i momenti belli che quelli “difficili”, quando insieme ai colleghi cercavano di convincerlo a cityangel-2rasserenarsi e ripulirsi, quando gli facevano la manicure canticchiando e raccontandosi storie di vita sorseggiando una bevanda calda mentre fuori la temperatura sfiorava i 2 gradi. Già “fuori”, all’addiaccio, tra le coperte consunte e i cartoni che, poi, sul far del mattino sparivano insieme a Sergio. E a tanti come lui che nel capoluogo versano in condizioni simili, se non peggiori. Persone che, a volte per scelta, a volte perché costretti dalle avversità o da un destino infausto o dall’esasperazione e dalla violenza domestica abbandonano tutto e, spesso, tutti per ritirarsi ai margini. Ma quanto distanti sono, alla fine, questi margini perché si possa non vederli?

“Tra le cose che ho imparato da questa preziosa esperienza – racconta il City Angel – è che tante volte sono proprio queste persone sfortunate a non volersi far vedere, a conservare più dignità e rispetto per gli altri e la vita in generale di quanto ne possieda la cosiddetta gente comune. I segni della loro presenza sono fin troppo evidenti ma siamo noi a non vedere. Ecco il senso della parola “invisibile”. Purtroppo, quando iniziano a scomparire dalla nostra realtà con la loro percezione svanisce anche una parte importante di noi stessi.”

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