Gli inquirenti tornano sul luogo della tragedia. In migliaia per l’ultimo saluto ad Andrea

Gli agenti della squadra mobile sono tornati in via Pozzuolo, dove è deceduto lo studente, per continuare ad ascoltare insegnanti, studenti e il dirigente scolastico. Il tentativo di recuperare oggetti dal pozzo luce sarebbe stato fatto altre volte

LECCE – In tanti hanno voluto salutare oggi pomeriggio, nel convento dei frati minori Cappuccini, a Campi Salentina, Andrea De Gabriele, lo studente diciassettenne morto ieri nella succursale del liceo scientifico De Giorgi di Lecce dopo essere precipitato in un lucernario. Un luogo scelto dai genitori del giovane, chiusi in un dolore composto e terribile, legati al convento dove Andrea ha ricevuto i sacramenti. Un lungo applauso ha accompagnato il passaggio della bara sovrapponendosi, per alcuni istanti, al suono delle campane che scandivano i loro rintocchi di morte.

Parallelo al dolore dei familiari e all’ultimo saluto a un ragazzo pieno di sogni, con una vita volata via in un tragico istante, scorre l’indagine della magistratura. Questa mattina agenti della squadra mobile della questura di Lecce sono tornati nell'istituto, in via Pozzuolo, per continuare ad ascoltare studenti, personale docente e il dirigente scolastico. E da quanto raccolto inizia a comporsi con maggiori dettagli il quadro nel quale si sarebbe verificata la tragedia: pare che in quel pozzo luce ci finissero spesso palloni, data la contiguità con i campetti, e ogni tanto anche capi di abbigliamento, lanciati volutamente a mo' di scherzo tra compagni. Come sarebbe avvenuto ieri. E allora il tentativo di recupero calandosi nel pozzo luce, dosando i passi sull'intelaiatura di ferro che regge i pannelli, sarebbe stata una procedura non inedita. 

Gli investigatori stanno acquisendo la documentazione relativa alla struttura, tra cui il piano di sicurezza della scuola. Tra le persone ascoltate anche l’ingegnere che ha redatto il piano e il responsabile per la provincia. Al momento il fascicolo d'indagine aperto dal magistrato inquirente, Giuseppe Capoccia, è a carico di ignoti. Il reato ipotizzato è omicidio colposo. Pochi gli elementi in mano all’esperto sostituto procuratore leccese: a parte il verbale redatto dopo il sopralluogo degli uomini della Asl e qualche nota della polizia, non ci sono altri documenti all’interno del fascicolo dalla copertina verde.

Difficile al momento individuare presunte responsabilità, anche se ci si chiede se l’edificio fosse adatto a ospitare un istituto scolastico. In realtà sembra che il pozzo luce, da cui ieri è precipitato Andrea, sia esterno alla succursale del liceo. La grata di circa un metro, posta su di un muretto alto altrettanto, su cui si è arrampicato per recuperare il giubbotto, poco prima della fine dell’ora di educazione fisica, delimita la fine dell’istituto. Entrambi, però, sono facilmente raggiungibili e, secondo quanto emerso, già in passato alcuni studenti vi sarebbero saliti per recuperare qualche oggetto.IMG-20140109-WA000-2

“Non si può morire a 17 anni, non a scuola. Ciao Andrea”. Uno striscione, quello esposto sul cancello d'ingresso della succursale del liceo scientifico dai compagni di Andrea De Gabriele, che racchiude forse meglio di mille parole il senso di una tragedia difficile da spiegare. Dopo quanto accaduto, è divampata la polemica sulla sicurezza degli istituti scolastici, più volte lamentata dalle associazioni studentesche, anche se il personale docente del liceo sembra compatto nell'attribuire la tragedia ad una mera fatalità, legata all'imprudenza degli studenti, come ribadisce una professoressa del corpo docente, Ornella Ingrascì.

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“La nostra scuola è attentissima alla sicurezza - dice - peraltro si tratta di un istituto costruito secondo criteri moderni. La zona dell'incidente è ben protetta e la rete dove Andrea si è arrampicato, non è una rete che si può scavalcare, anche se forse un segnale in più sarebbe servito, ma il luogo era comunque protetto. Si è trattato di una fatalità legata all'imprudenza”. Una tesi, questa, su cui sarà il lavoro degli inquirenti  a fare definitiva luce.

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