Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Furbetti del cartellino nel Comune di Lecce, arrivano due condanne

Emesso il verdetto nei riguardi di Fulvio Secondo, segretario presso il settore Ambiente, e di Cristiano Mezzi, addetto all’archivio del settore Igiene e Sanità, giudicati col rito abbreviato: due anni al primo, dodici mesi all'altro

Uno dei fotogrammi usati dai finanzieri per le indagini.

LECCE - Erano accusati di aver timbrato il cartellino ed essersi poi allontanati dal posto di lavoro per sbrigare faccende personali. E il processo ha stabilito la loro colpevolezza. Sono tre gli anni inflitti complessivamente dal giudice Cinzia Vergine a due dipendenti del Comune di Lecce, coinvolti nell’inchiesta “Chronos”, che avevano chiesto di essere giudicati col rito abbreviato.

In particolare: due anni e 1.600 euro di multa a Fulvio Secondo, 65 anni, di Lizzanello, segretario presso il settore Ambiente, al quale era contestato l’ingiusto profitto di quasi 2.300 euro, in riferimento a 122 ore fittizie di lavoro e 9 buoni pasto non spettanti; un anno e 600 euro di multa per Cristiano Mezzi, 49, di Lizzanello, addetto all’archivio del settore Igiene e Sanità, che risponderà della percezione di circa 490 euro corrispondenti a 30 ore e 4 buoni pasto.

Oltre che di truffa aggravata, Secondo doveva difendersi anche del reato di peculato, perché dal 26 aprile al 9 giugno del 2016, avrebbe usato l’auto degli uffici per ragioni personali.

La sentenza ha inoltre imposto il risarcimento del danno in separata sede al Comune di Lecce, parte civile con l’avvocato Chiara Fanagliulo.

Non appena saranno depositate le motivazioni (entro sessanta giorni), gli avvocati difensori Francesco Spagnolo e Francesco Calabro valuteranno il ricorso in appello.

E’ invece ancora in corso il processo con il rito ordinario nei riguardi di Ivan Vernich, 64 anni, coordinatore del servizio Igiene Sanità e Randagismo del settore Ambiente, e Fortunato Buttazzo, 69 anni, istruttore amministrativo contabile presso il servizio Demografico (ora in pensione).

Secondo l'accusa, il primo, nella primavera del 2016, avrebbe finto di lavorare per 142 ore, intascandosi così la somma di 4.700 euro (comprensiva anche di 4 buoni pasto non dovuti). Di gran lunga inferiore è invece l’importo, circa 20 euro, di cui avrebbe beneficiato Buttazzo per essersi assentato complessivamente, stando a quanto accertato dagli inquirenti, 30 minuti dall’ufficio.

Quanto alle altre tre persone coinvolte nella stessa inchiesta, risarcirono il danno, e durante l’udienza preliminare del 20 novembre del 2020, chiusero il loro conto con la giustizia: Giovanna D’Arpe, 66 anni, la funzionaria del Comune accusata di essersi assentata per 99 ore e mezzo, percependo così circa 2.500 euro (la somma include anche il costo di 9 buoni pasto non dovuti), patteggiò, dieci mesi, più mille euro di multa; Valentina Vernich, 41 anni, ed Elisabetta Sanzò, 47 anni, di Lizzanello, accusate di essersi appropriate ingiustamente, l’una, di 384 euro, l’altra di 830 euro, ottennero la messa alla prova.

Inizialmente, le indagini condotte dal pubblico ministero Maria Vallefuoco con i finanzieri del nucleo di polizia tributaria, coinvolsero altri dipendenti, la cui posizione fu poi archiviata.

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