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Furbetti del cartellino nel Comune di Lecce, in quattro al banco degli imputati

Dei sette dipendenti per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio, in due saranno giudicati in abbreviato, due in ordinario. Accolti un patteggiamento e due messe alla prova

LECCE - L’accusa per tutti è di aver timbrato il cartellino ed essersi poi allontanati dal posto di lavoro per sbrigare faccende personali. Ma continueranno a rispondere di questo, davanti ai giudici, solo quattro dei sette dipendenti, cinque del Comune di Lecce e due della Lupiae Servizi (società partecipata di Palazzo Carafa), per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Chronos” che inizialmente coinvolse altre persone e la cui posizione fu poi archiviata.

Lo ha deciso in mattinata, all’esito dell’udienza preliminare, il gup Cinzia Vergine, fissando al prossimo 3 febbraio il processo ordinario davanti al giudice della seconda sezione penale Annalisa De Benedictis, per: Ivan Vernich, 64 anni, coordinatore del servizio Igiene Sanità e Randagismo del settore Ambiente, e  Fortunato Buttazzo, 69 anni, istruttore amministrativo contabile presso il servizio Demografico (ora in pensione). Del primo, il pubblico ministero Maria Vallefuoco, il magistrato titolare delle indagini condotte con i finanzieri del nucleo di polizia tributaria,  sostiene che nella primavera del 2016 avrebbe finto di lavorare per 142 ore, intascandosi così la somma di 4.700 euro (comprensiva anche di 4 buoni pasto non dovuti). Di gran lunga inferiore è invece l’importo, circa 20 euro, di cui avrebbe beneficiato Buttazzo per essersi assentato complessivamente, stando a quanto accertato dagli inquirenti, 30 minuti dall’ufficio. A difenderli ci penseranno gli avvocati Luigi e Roberto Rella.

Quanto agli unici due imputati che avevano fatto richiesta di abbreviato, attraverso i difensori Francesco Calabro e Francesco Spagnolo, il processo si discuterà il 30 marzo.

Stiamo parlando di Fulvio Secondo, 65 anni, di Lizzanello, segretario presso il settore Ambiente, al quale è contestato l’ingiusto profitto di quasi 2.300 euro, in riferimento a 122 ore fittizie di lavoro e 9 buoni pasto non spettanti, e Cristiano Mezzi, 48 anni, di Lizzanello, addetto all’archivio del settore Igiene e Sanità, che risponderà della percezione di circa 490 euro corrispondenti a 30 ore e 4 buoni pasto.

Oltre che di truffa aggravata, Secondo dovrà difendersi anche dal reato di peculato, perché dal 26 aprile al 9 giugno del 2016, avrebbe usato l’auto del Comune per ragioni personali.

Ha invece patteggiato, attraverso gli avvocati Ladislao Massari e Alberto Paperi, dieci mesi, più mille euro di multa, Giovanna D’Arpe, 65 anni, la funzionaria del Comune accusata di essersi assentata per 99 ore e mezzo, percependo così circa 2.500 euro (la somma include anche il costo di 9 buoni pasto non dovuti) e che ha già provveduto a risarcire il danno.

Il giudice Vergine ha inoltre accolto la richiesta di messa alla prova avanzata dagli avvocati Luigi Rella e Antonello De Luca, per conto di  Valentina Vernich, 40 anni, ed Elisabetta Sanzò, 46 anni, di Lizzanello. Anche queste avevano già risarcito il danno versando somme superiori a quelle di cui si sarebbero appropriate ingiustamente che sarebbero state di 384 euro, per la prima, e di 830 euro per la seconda.

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