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Cronaca

Raffica di furti in città, condannato a quattro anni ladro seriale

Sono dodici i colpi di cui rispondeva dal banco degli imputati Donato Giuseppe Camassa, 26 anni di Lecce. Ieri è arrivata la sentenza nel processo discusso col rito abbreviato

LECCE - Case, scuole, aziende e persino chiese: erano tra i più disparati gli obiettivi scelti da Donato Giuseppe Camassa, il 26enne leccese arrestato più volte per aver messo a segno furti. Sono 12 quelli di cui rispondeva ieri dal banco degli imputati e per i quali è stato condannato col rito abbreviato a quattro anni di reclusione. A emettere la sentenza è stata ieri la giudice Bianca Maria Todaro, alla quale la pubblica accusa aveva invocato la pena di sei anni.

Gli episodi analizzati nel processo erano stati messi nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice Sergio Tosi e che fu notificata all’uomo il 13 ottobre del 2020 dagli agenti della squadra mobile.

In particolare, tra luglio e agosto di quello stesso anno, si sarebbe reso responsabile di furti aggravati, di varia specie e natura, principalmente nel capoluogo salentino, utilizzando arnesi da scasso, e riuscendo così a impossessarsi di notebook, cellulari, tessere bancomat e carte di credito.

Ecco l’elenco: un furto in abitazione a Lecce, in via Lequile, ai danni di una coppia, di tre anelli d'oro per circa 4mila euro e un iPhone 6, e ben due nell'istituto classico “Virgilio” di Lecce, in via Galilei, il primo da solo, con danneggiamenti dei distributori automatici di bevande e alimenti, per portare via le cassettiere contenenti il denaro, il secondo con un complice rimasto ignoto, e l'asportazione di un televisore a led.

E ancora: il colpo nella sede della società “Ecomet srl”, dopo aver forzato con una spranga di ferro una finestra e il furto di bicicletta del proprietario, parcheggiata nel giardino di casa (confinante con quello aziendale) e quello tentato nella chiesa di San Bernardino Realino, sfumato a causa dell'attivazione dell'allarme. A seguire: un'altra intrusione in un edificio scolastico, l’istituto magistrale “Pietro Siciliani” in via Leuca, a Lecce, dove avrebbe rubato tre personal computer portatili Hp e il denaro custodito nei distributori automatici di alimenti e bevande.

In un caso, Camassa rispondeva insieme a un altro soggetto, un albanese indagato a piede libero, di un'intrusione notturna in un’abitazione di via Don Bosco, a Lecce, avvenuta forzando una finestra e portando via uno zaino, un cellulare Galaxy A7, un altro Huawei P8light, una borsa di marca, un computer Acer, ma anche un portafogli con qualche spicciolo e carta d’identità, tessera sanitaria e tessera bancoposta del proprietario.

Ancora, un altro furto in abitazione di un marsupio con una ventina di euro e quello, sempre di notte, in via Petraglione, ai danni di due coniugi, fruttato 550 euro, tessere bancomat e carte di credito, libretti postali e documenti di identità e la chiave con telecomando di un'auto Hunday.

L'uomo era accusato anche del colpo nella lavanderia “Automatica srls” di Lecce, in via San Lazzaro, dove sarebbe riuscito a introdursi per poi appropriarsi di 100 euro dalla cassa e altri 20 euro dal distributore automatico.

Infine, di altri due colpi in case: uno in via San Cesario, riuscito, dove furono sottratti portafogli con tessera bancomat e patente di guida della vittima, più un telefono cellulare Huawey, un Wico, un hard disk, ma anche argenteria e orecchini in oro giallo con perle; l'altro fallito, in via Don Bosco, per la presenza dei proprietari che l'avevano messo in fuga.

Una settimana dopo il suo ingresso in carcere, in seguito ad ulteriori approfondimenti, gli agenti della mobile gli attribuirono altre due azioni che gli costarono un nuovo procedimento.

Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro novanta giorni), con la quale è stato imposto anche il pagamento di una provvisionale di cinquemila euro a una delle vittime, parte civile, Camassa valuterà il ricorso in appello attraverso l’avvocato difensore Giovan Battista Cervo.  

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