Furto da 50mila euro in casa, ma la polizia acciuffa le "occhi di gatto"

Si sospetta che Giuliana Nicolic, nativa di Varese, 22enne, e Nesa Nenadovcki, di Zagabria, 18enne, siano autrici anche degli altri colpi in appartamento in città. Sorprese dopo un maxi-furto in via de Jacobis dalla polizia

 

LECCE – Che siano le (fino ad oggi) imprendibili “occhi di gatto” che hanno saccheggiato interi appartamenti nel capoluogo? Questo si saprà soltanto al termine delle indagini. Il sospetto c’è, è fondato, ma le prove raccolte riguardano per ora una singola abitazione. Certo è che Giuliana Nicolic, nativa di Varese, 22enne, e Nesa Nenadovcki, originaria di Zagabria, 18 anni compiuti nel febbraio scorso, si trovano ora nei guai. Già nota la prima, fino ad oggi incensurata la seconda, entrambe senza fissa dimora, sono presumibilmente giunte a Lecce in treno, nella mattinata, ma all’arrivo, poco dopo aver messo a segno un colpo da 50mila euro, hanno trovato una sorpresa: gli agenti della squadra mobile di Lecce, che le hanno ammanettate, accusandole di furto aggravato in concorso ai danni di un appartamento di via Giustino De Jacobis.

Come noto, sono diversi i furti in città degli ultimi giorni, alcuni anche di gioielli per centinaia di migliaia di euro. Fra le vittime anche un giudice e di un paio di avvocati. Episodi, insieme ad altri, che hanno fatto propendere la polizia, sin da subito, per una matrice comune, viste le modalità d’azione. Le indagini per metter un freno a quest’attività predatoria continua, sono state a dir poco frenetiche, fino a quando, questa mattina, le due giovani donne, i cui tratti somatici erano stati immortalati da alcune telecamere poste all’esterno di esercizi commerciali del centro cittadino, sono state rintracciate dalla polizia nella zona di piazzale Rudiae. Si era appena consumato l’ennesimo furto e l’allarme ha attirato l’attenzione dei poliziotti della squadra mobile, che, una volta scorte entrambi, hanno subito notato l’estrema somiglianza con le sospettate.

Già da un primo sommario controllo dei loro effetti personali, ha insospettito, e non poco, l’ingiustificata presenza di molti oggetti in oro all’interno delle borse. Condotte in questura e perquisite con maggiore accuratezza da agenti donne, sotto i vestiti di una delle due, è spuntato un lungo cacciavite di acciaio temperato, probabilmente utilizzato per violare le porte e aprirsi il varco per poi asportare i gioielli.

L’attenzione degli agenti è stata anche attratta da un ritaglio di plastica, forse utilizzato dalle donne per aprire le porte blindate, lasciate prive di mandate da parte dei proprietari. Nello stesso tempo, gli agenti hanno svolto un’ispezione, insieme alla scientifica, all’interno dell’appartamento di via De Jacobis, da poco svaligiato. La vittima, invitata in ufficio a presentare denuncia, ha riconosciuto i monili d’oro e d’argento rubati, per un valore di circa 50mila euro: quelli rinvenuti nelle borse delle due donne, insieme a circa 500 euro. Per il momento, non sono però stati rintracciati altri oggetti rubati nei giorni scorsi.

Nel corso del fotosegnalamento e dell’identificazione, i poliziotti hanno poi scoperto che Giuliana Nicolic risultava già destinataria di un provvedimento di carcerazione per la pena residua di un anno e quattro mesi di reclusione emesso dalla Procura della Repubblica per i minorenni di Napoli per furto, nonché di un altro provvedimento di ripristino del carcere emesso dalla Corte d’appello dello stesso capoluogo campano, per un altro episodio di furto con strappo.

Il sostituto procuratore di turno, Giovanni Gagliotta, ha disposto il trasferimento in cella, Borgo San Nicola. Le indagini, ovviamente, sono solo all’inizio. Se non sono proprio loro le autrici dei maxi-furti dei giorni scorsi, non è inverosimile che facciano comunque parte di una banda unica, specializzata e capace di aprire con abilità estrema anche pesanti porte blindate.

La polizia ha diramato le foto senza banda sugli occhi per entrambe, per consentire il riconoscimento ad eventuali testimoni o vittime dirette di furti.  

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