Cronaca

Furto di armi nella forestale, dopo cinque mesi Arcati lascia il carcere

Rimane però recluso ai domiciliari. Un'attenuazione della misura che arriva dopo un precedente rigetto del gip. Accolta l'istanza presentata dai suoi legali, gli avvocati Cosimo D'Agostino ed Elvia Belmonte, al Riesame. Nella vicenda è stato il primo dei tre presunti autori ad essere indagato

LECCE – Dopo circa cinque mesi, Antonio Boris Arcati, 34enne di Leverano, lascia il carcere e torna a casa. Rimane però recluso ai domiciliari. Un’attenuazione della misura che arriva dopo un precedente rigetto del gip. Arcati è uno dei tre indagati per una vicenda che ha fatto scalpore: è accusato, infatti, di aver partecipato al furto di armi e munizioni dal comando stazione della forestale di San Cataldo, marina di Lecce.

Nella notte fra il 13 e il 14 luglio dello scorso anno, dalla piccola caserma di via Amerigo Vespucci, accanto al vivaio “Gennarano”, furono sottratti due mitragliatori Beretta M12, circa 200 cartucce, un giubbotto antiproiettile e altri oggetti. I tre furono arrestati a fine novembre dopo una complessa indagine dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce. Oltre ad Arcati finirono in manette Ermanno Bianco, 41enne residente a Porto Cesareo, e Angelo Buccarella, 44enne di Nardò.

Il 34enne leveranese, che era difeso dagli avvocati Cosimo D’Agostino ed Elvia Belmonte, aveva già avanzato istanza per una sostituzione della misura della custodia in carcere in quella della reclusione in casa. Il gip l'aveva però rigettata e quel provvedimento è stato impugnato davanti ai giudici del Tribunale del riesame (presidente Silvio Piccinno, a latere Annapaola Capano e Antonio Gatto, quest’ultimo relatore) che oggi hanno accolto l'appello. Al momento non sono però ancora state depositate le motivazioni per cui è stata accolta la richiesta.

Quello di Arcati era il primo nome finito nella lista degli indagati. Ad aprile, infatti, durante una perquisizione in casa, i carabinieri trovarono fiamma ossidrica e attrezzi da scasso ritenuti compatibili con quanto avvenuto all’interno della caserma. A lui si era arrivati grazie alle annotazioni di un carabiniere fuori servizio, che aveva visto aggirarsi la notte al furto, una Panda in quella zona, risultata poi intestata alla moglie del 34enne leveranese. A bordo c’erano anche altre due persone, presumibilmente Bianco e Buccarella, il primo peraltro impiegato civile del Corpo forestale e ritenuto quindi il basista. 

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