Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Furto di energia elettrica da 170mila euro nell’agriturismo, assolto un imprenditore

Rocco Toma, legale rappresentante di “Masseria Grande”, a Taurisano, era accusato di aver beneficiato di un notevole risparmio sulle bollette grazie alla manomissione dell’impianto. Ma per il giudice è innocente: “Il fatto non costituisce reato”

TAURISANO - Non era consapevole che nel suo agriturismo, l’impianto di energia elettrica fosse stato manomesso, ottenendo così un notevole risparmio sulle bollette per un importo complessivo di 170mila euro.

E’ quanto ha stabilito il processo nei riguardi di Rocco Toma, legale rappresentante di “Masseria Grande”, a Taurisano, accusato di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento.

Le motivazioni della sentenza di assoluzione saranno note nei prossimi giorni, ma stando alla formula utilizzata dal giudice Bianca Todaro, “perché il fatto non costituisce reato”, si intende che l’imputato sarebbe stato all’oscuro della manomissione e quindi della sottrazione di energia.

E’ stata questa la tesi sostenuta durante il dibattimento dall’avvocato difensore Luca Puce, accreditata dalla consulenza di parte svolta dall’ingegnere Daniele Torsello di Casarano.

L’esperto, attraverso un’accurata analisi dei materiali impiegati, stabilì che l’impianto sarebbe stato realizzato prima del 2013, anno in cui l’imprenditore diventò rappresentante legale della struttura ricettiva.

Per questa vicenda, il 31 luglio dello scorso anno, Toma finì agli arresti domiciliari. Questo all’esito dell’accertamento eseguito dai carabinieri assieme al personale Enel di Taranto, secondo cui “Masseria Grande” veniva alimentata attraverso l’allaccio abusivo alla rete elettrica sin dal 2016. Il danno stimato, come anticipato, fu di 170mila euro.

Dopo l’interrogatorio di convalida col giudice per le indagini preliminari, l’imprenditore ottenne la revoca della misura cautelare, attenuata in quella dell’obbligo di firma, alla quale è stato sottoposto fino a qualche mese fa.

Finito al banco degli imputati per direttissima, la pubblica accusa (rappresentata dal vpo Vito Aprile) aveva chiesto due anni e due mesi di reclusione, ma alla fine, stando alla sentenza, l’imputato, che ha sempre negato le accuse, è riuscito a far valere le sue ragioni.

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