Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Furto in casa Salvemini. Nei pc appunti universitari

Sabato i malviventi hanno fatto "visita" nell'appartamento del promotore di Lecce2.0dodici. Presi tre computer ed un orologio appartenuto al padre, l'ex sindaco, che conservava con grande affetto

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LECCE - Oltre ad attirare la curiosità dei leccesi nella corsa a candidato per le primarie del centrosinistra, Carlo Salvemini deve aver destato anche l'attenzione dei topi di appartamento che hanno visitato al sua casa, in via Imperatore Adriano, proprio di fronte la chiesa di San Antonio a Fulgenzio. Il furto, di poco conto dal punto di vista materiale, è avvenuto nella seconda parte della mattinata di sabato, quando nell'appartamento al quarto piano - con l'allarme disinserito - non c'era nessuno. Nemmeno i vicini di pianerottolo erano in casa.

I ladri hanno portato via un computer Macintosh, due notebook portatili e un orologio che Salvemini conservava in ricordo del padre Stefano, sindaco di Lecce per circa due anni a metà degli anni '90. Niente altro ma dal punto di vista affettivo una ferita che lo ha molto mortificato. E' stata la suocera ad accorgersi della visita, trovando la porta blindata socchiusa e la casa messa sottosopra. Nei pc portati via c'erano appunti di lavoro, soprattutto della compagna, docente universitaria in psicologia sociale e discipline affini. Materiale ordinario in gran parte archiviato anche su altri spazi di memoria.

Probabilmente, avendo agito in piena mattinata, i malviventi non hanno voluto dare nell'occhio puntando a prendere oggetti di qualche valore che fossero facilmente trasportabili. Anche se la loro perlustrazione, testimoniata dal disordine trovato a cose fatte, lascia pensare che pensare che non si stessero accontentando e che forse, allertati da qualche rumore, hanno preferito sparire dalla circolazione.

L'aspetto più clamoroso della vicenda, oltre alla rilevanza pubblica della vittima, sembra un altro più che l'entità del bottino: i ladri si sono mossi di giorno, in una delle vie più centrali della città, esponendosi al rischio concreto di essere notati. I negozi erano aperti, così come il bar "Palio", nello stesso edificio, sempre molto frequentato. Elementi che sarebbero deterrenti per molti ma non per una banda specializzata.

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