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Furto nella forestale, Buccarella confessa: "Mitra ceduto per sanare un debito"

Sono iniziati oggi gli interrogatori di garanzia dei nuovi indagati. Il 44enne neretino ammette di aver passato uno degli M12 sottratti. Cosimo Drazza sarà sentito per rogatoria domani, essendo recluso a Cosenza. Conte invece nega la partecipazione al colpo

LECCE – Uno confessa: “Ho ceduto l’arma”. L’altro nega: “Non ho partecipato al furto”. Per il terzo si aspetta l’interrogatorio per rogatoria, essendo detenuto nel carcere di Cosenza.

Sono iniziati oggi gli interrogatori di garanzia nei confronti dei nuovi indagati per il caso di furto di mitragliatori e altro materiale dal posto fisso della forestale di San Cataldo, avvenuto nella notte tra il 13 e 14 luglio dello scorso anno.

Due sono volti nuovi (Salvatore Conte, leveranese, e Cosimo Antonio Drazza, copertinese), uno è vecchio, perché già arrestato nel corso della prima fase dell’indagine. Come noto, però, gli è stata imputato un nuovo capo d’accusa: oltre alla precedente partecipazione al furto, infatti, ora risponde anche della cessione di uno dei due mitragliatori Beretta M12 in dotazione ai forestali.

Si tratta di Angelo Buccarella, 44enne neretino, che nello specifico, secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, dopo aver partecipato a pianificazione ed esecuzione del furto, avrebbe affidato il mitragliatore a Drazza, 34enne di Copertino.

Ebbene, Buccarella davanti al gip Vincenzo Brancato, ha confessato di aver ceduto quell’arma, perché, a suo dire, avrebbe avuto un debito di 2mila euro, sanato proprio con il passaggio di mano del mitragliatore, anche se non ci sarebbe stato esplicito riferimento a Drazza in quest'ammissione.

Senza titolo-1-11-34-2-2Il leveranese Conte, invece, ha negato ogni attribuzione a suo carico, quindi sia la partecipazione materiale al furto, sia il possesso del mitragliatore dopo che il colpo è stato eseguito, spiegando di non essere nemmeno a Leverano nel periodo in cui sono avvenuti i fatti..

Nei suoi confronti i carabinieri hanno agito sostenendo che abbia fatto parte della banda che quella notte entrò di soppiatto e sottrasse mitragliatrici, quattro serbatoi, duecento cartucce calibro 9x19, un giubbetto ed un casco antiproiettile e una placca di riconoscimento per agenti di polizia giudiziaria da un armadietto blindato.

Per i militari, dunque, avrebbe partecipato materialmente al colpo con Buccarella e con Antonio Boris Arcati, 34enne di Leverano, i quali avrebbero avuto in Ermanno Bianco, 41enne di Porto Cesareo, impiegato civile della forestale, il basista, cioè il punto di riferimento da cui carpire le notizie utili per il buon esito, quali l’inesistenza di sistemi di sorveglianza e allarmi della caserma. Per Drazza, la cui posizione dopo le dichiarazioni di Buccarella potrebbe complicarsi pur in assenza di un chiaro riferimento a lui, bisognerà invece attendere.

Il furto fu eseguito utilizzando una fiamma ossidrica, dopo aver scardinato grate per entrare, praticando due aperture di forma rettangolare sull’anta sinistra dell’armadio blindato dove erano custodite le armi, le munizioni e l’equipaggiamento. Le indagini effettuate attraverso attività tecniche, perquisizioni e sequestri, nonché accertamenti di natura scientifica sulle tracce acquisite in sede di sopralluogo, hanno consentito di acquisire elementi prima verso Bianco, Buccarella e Arcati, poi sugli altri.

Proseguendo le indagini, i militari sono arrivati a Conte e Drazza. Subito dopo il fatto, tra gli autori sarebbe intervenuta la spartizione della refurtiva e in particolare, una pistola mitragliatrice sarebbe stata trattenuta da Conte e Arcati, l’altra da Buccarella e Bianco. E proprio Buccarella, come detto, l’avrebbe ceduto a Drazza. Conte, invece, secondo i carabinieri avrebbe conservato l’altra pistola mitragliatrice anche dopo l’arresto dei presunti complici. Le armi, c’è da dire, al momento non sono state ancora ritrovate.

La figura di Drazza, in tutto questo, riveste particolare importanza investigativa perché a gennaio fu arrestato dalla squadra mobile insieme a un altro soggetto, mentre in Calabria trasportavano 2 chilogrammi di cocaina. Nel corso del sopralluogo in un terreno di sua proprietà, poi, spuntarono decine di armi e centinaia di munizioni che andarono ad aggravare ulteriormente la sua posizione.

I carabinieri ritengono adesso che anche uno dei due mitragliatori M12 rubati ai forestali della marina di Lecce sia passato da quel terreno, prima (probabilmente) di finire in mani al momento sconosciute. Buccarella e Conte sono difesi dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Giuseppe Romano. 

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