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Cronaca Galatina

Rivale ferito a coltellate, il movente la gelosia: sette anni per tentato omicidio

Condannato un 46enne di Galatina per l'episodio avvenuto per strada nel febbraio scorso. Un 54enne ritornò verso casa, ferito, e riuscì a chiedere soccorso pochi istanti prima di perdere i sensi

LECCE – Sette anni la condanna per tentato omicidio (con il riconoscimento delle attenuanti generiche, equivalenti alla recidiva infraquinquennale), mentre è caduta l’accusa di porto abusivo di arma, per il quale è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Si è concluso così il processo in primo grado a carico di Rocco Indraccolo, 46enne di Galatina, celebrato oggi davanti ai giudici della prima sezione penale (presidente Fabrizio Malagnino) per l’episodio risalente al 9 febbraio scorso, quando a causa di profonde coltellate rimase gravemente ferito un 54enne, anch’egli galatinese.

Indraccolo, nella circostanza, una volta rintracciato dai carabinieri, fu inizialmente denunciato a piede libero, ma il 28 marzo successivo arrivò l’arresto su ordinanza, al termine di più approfondite indagini. L’uomo è stato anche condannato al risarcimento dei danni, in separata sede, ed è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

Il movente della vicenda sarebbe da ricercarsi nella la gelosia di Indraccolo verso la sua convivente. Stando alle indagini svolte dai militari della stazione locale, la sera dell’accoltellamento, avrebbe convocato il 54enne a casa sua: “Ti scanno”, gli avrebbe detto. Divergenze sono poi nate sulla questione del coltello da cucina usato per il ferimento, di quelli per tagliare la carna e ben affilato. Per gli investigatori, sulla scorta di quanto raccolto in fase d’indagine, Indraccolo l’avrebbe portato all’esterno da casa propria, attendendo il rivale. Mentre il 46enne ha sempre negato la circostanza, sostenendo, al contrario, che fosse stato proprio l’altro a presentarsi armato.

Sta di fatto che, una volta posti uno di fronte all’altro, dapprima i due si sarebbero presi reciprocamente per il collo. Poi, almeno un paio di fendenti, con il 54ennne ferito alle mani e soprattutto al fianco destro. L’arma fu ritrovata dai carabinieri dietro la ruota posteriore sinistra dell’Opel Meriva di Indraccolo. Lui spiegò di averla nascosta lì per paura. Mentre il ferito fece ritorno verso la propria abitazione, forse inizialmente non pensando di aver subito una lesione così grave. Ma, accortosi per strada che stava perdendo molto sangue, prima di perdere i sensi, riuscì a chiedere soccorso al cognato, citofonando con insistenza. Portato in ospedale, a Scorrano, da un’ambulanza del 118, era stato dimesso dopo una settimana con una prognosi di venti giorni.

La perizia del medico legale Francesca Donno, incaricata dalla Procura, aveva stabilito che la zona colpita avrebbe potuto comportare lesioni più gravi rispetto a quelle riscontrate, se avesse interessato fegato, rene e intestino, con un’emorragia tale da portare in breve alla morte, senza un intervento sanitario immediato. Gli avvocati difensori di Indraccolo, Carlo Gervasi e Mario Stefanizzi, hanno cercato di ottenere la riqualificazione del reato da tentato omicidio in lesioni personali. Ma per ora l’accusa principale ha retto. E, una volta conosciute le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro trenta giorni, i legali ricorreranno quasi sicuramente in appello.  

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