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Si ferì al collo durante la rapina, confessa. E il complice incastrato da un messaggio

I carabinieri della compagnia di Gallipoli e della stazione di Galatone hanno arrestato nella notte Sebastiano Zambonini, 30enne, e Andrea Calamaio, 40enne, ritenuti gli autori di un assalto in casa di un 86enne, che si difese con un coltello da cucina. Uno dei due si ferì per disarmarlo

GALATONE – I carabinieri della compagnia di Gallipoli e della stazione di Galatone hanno arrestato nella notte Sebastiano Zambonini, 30enne, e Andrea Calamaio, 40enne, entrambi galatonesi.

Sarebbero loro gli autori di una rapina in casa di un anziano di 86 anni di Galatone, avvenuta la notte fra il 24 e il 25 aprile in via Pico di Tullio. Nel caso di Zambonini, in particolare, c’è una confessione. Ma d’altro canto, troppi erano stati gli indizi lasciati in giro, quella notte, a partire dalle evidenti tracce di sangue a lui riconducibili.

Il 30enne si tagliò in modo forse casuale. Una ferita, quella di Zambonini, peraltro molto profonda e al collo, per la quale rischiò di morire dissanguato. Di certo, la vittima non si fece sorprendere disarmata. Sentiti rumori, l’86enne - che abita da solo e non aveva altro modo di difendersi - si affacciò in veranda impugnando un coltello da cucina. Non accortosi nel buio dell'arma, il 30enne lo spintonò, ma al costo di rischiare la vita perché si ritrovò con un profondo squarcio vicino alla testa e un'altra ferita alla mano destra (dunque, non è accaduto per i cocci di un quadro rotto, come ricostruito nella precedente versione, Ndr).

Il fatto avvenne verso l’una di notte. Dopo aver infranto la serratura, in due, con i volti coperti, piombarono all’interno sorprendendo l’anziano che, come detto, si era però ridestato di colpo. Una volta immobilizzato, fu percosso da Zambonini sulla spalliera del letto, nel tentativo di farsi dire dove nascondesse i soldi, non mancando di proferire minacce di morte.

zambonini sebastiano - Copia-2Alla fine i due dovettero scappare con 400 euro e alcuni libretti postali, ritrovati da Calamaio che nel frattempo aveva rovistato ovunque e messo l’abitazione a soqquadro. Le urla della vittima, intanto, avevano risvegliato il vicinato e per giunta, proprio in quel momento, i fuggitivi s’imbatterono anche in una pattuglia dell’istituto di vigilanza privato Fidelpol. Contro le guardie giurate, lanciarono un piede di porco per evitare di essere bloccati.

Sul posto intervennero nelle ore successive i carabinieri della stazione locale e del Norm di Gallipoli, che avviarono le indagini sotto il coordinamento della compagnia, diretta dal capitano Michele Maselli. Fino a pomeriggio inoltrato in via Pico di Tullo rimasero anche i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche del Nucleo investigativo di Lecce. Gli specialisti guidati dal luogotenente Vito Angelelli rilevarono impronte e altri dettagli, comprese, ovviamente, le tracce ematiche.

Già poco dopo, comunque, i sospetti si addensarono su Zambonini, che nel frattempo era stato trasportato in ospedale da alcuni parenti. Il 30enne, infatti, ben consapevole di avere gli investigatori già alle calcagna, escogitò un diversivo, recandosi presso una proprietà di famiglia in contrada “Spina”. Lì fu soccorso da una donna, che chiamò alcuni familiari, i quali lo trasportarono nell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina.

Il tipo di ferita, compatibile con un’arma da taglio, indusse i medici (come da prassi) ad avvisare le autorità. Zambonini (dopo essere stato trasferito al “Panico” di Tricase per essere operato e ricondotto poi a quello di Galatina) fu quindi ascoltato dalla polizia (commissariato di Galatina e squadra mobile), narrando una storia già lacunosa e poi rivelatasi del tutto falsa, e cioè di essere caduto mentre scavalcava il muro di cinta, finendo contro alcune lamiere di rame accatastate per terra, tanto da rimediare uno squarcio alla gola e una ferita al polso destro.

calamaio andrea-2-2Il 30enne spiegò di aver scordato le chiavi e di aver quindi deciso di scavalcare per dare da mangiare ad alcuni animali che si trovano nel recinto. Quando però a lui sono arrivati anche i carabinieri che già avevano tutti i dettagli delle precedente rapina e cercavano una persona con particolari ferite (avendo rilevato, peraltro, troppo poco sangue nei pressi del muretto della proprietà di campagna, rispetto al tipo di taglio) il gioco non ha retto più. Ben sapendo che proprio dal sangue ben presto avrebbero chiarito la verità, ha deciso di confessare, senza però svelare il nome del complice.

Questo i militari l’hanno comunque dedotto dopo aver sequestrato il cellulare, trovandovi un messaggio inviato a Calamaio, in cui lo avvisava, sostanzialmente, che gli inquirenti nutrivano sospetti su di lui, lasciando intendere che le cose si stavano mettendo male. Ciò ha indotto a immaginare che potesse essere proprio il 40enne il complice, ma conferme più solide gli investigatori le hanno ottenute dalla testimonianza di un’altra persona, che sarebbe stata con loro poco prima, quella notte stessa, ma per motivi che non attenevano la rapina.

(Video: gli arresti)

Anche questa persona è stata rintracciata tramite la rubrica telefonica di Zambonini, con cui vi era stato uno scambio di chiamate. Sentito a verbale, ha rivelato di aver incontrato i due e di aver chiesto loro di poter acquistare della sostanza stupefacente. Su loro indicazione, quindi, ha spiegato ancora di averli accompagnati nei pressi dell’abitazione della vittima, attendendoli, per la consegna.

In realtà, dopo circa mezz’ora - stando sempre alla sua dichiarazione -, li aveva visti tornare di corsa e con Zambonini profondamente ferito al collo. Gli accertamenti hanno confermato la veridicità della dichiarazioni con il ritrovamento di tracce ematiche nell’autovettura. Tramite questi elementi, il pm Roberta Licci, titolare del procedimento, ha richiesto una misura di custodia cautelare, emessa dal gip Carlo Cazzella. Nella notte, gli arresti. Entrambi si trovano ai domiciliari. 

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