Cassazione: illegittima sentenza su Fasano per demolizione del Lido San Giovanni

La quinta sezione della Suprema corte ha cassato la sentenza della Corte di Appello di Lecce senza rinvio. Per la vicenda l'ex sindaco di Gallipoli era stato condannato. La sua soddisfazione: "La verità viene sempre e comunque fuori"

ROMA – Non ci fu alcun falso e nessun abuso nella vicenda legata all'ordinanza di demolizione dello stabilimento gallipolino Lido San Giovanni. Ieri sera, infatti, la quinta sezione della Corte di Cassazione (presidente Pietro Dubolino, relatore Luca Pistorelli) ha dichiarato illegittima la sentenza con cui nel luglio 2011 la Corte d’Appello di Lecce (presidente Rodolfo Boselli, a latere Giovanna Campanile e Alcide Maritati) aveva condannato l’avvocato Flavio Fasano, già politico del Pd, ex sindaco di Gallipoli ed ex assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Lecce, a due anni di reclusione, riformulando in questo modo la precedente sentenza di primo grado datata 2005, con cui era stato assolto insieme ad altri imputati.

La Suprema Corte, che ha cassato la sentenza della Corte di Appello di Lecce senza rinvio, come accade solo quando si è in presenza di una evidente illegittimità, mette la parola fine a un episodio lungo e complesso sotto il profilo giuridico.

La vicenda è particolarmente lontana nel tempo e verte sull'ordinanza di demolizione dello stabilimento gallipolino Lido San Giovanni. Era l'estate del 1999 e Flavio Fasano era primo cittadino di Gallipoli. Secondo le accuse (il fascicolo fu aperto all'epoca dal pubblico ministero Maria Cristina Rizzo), l'allora sindaco della città jonica avrebbe utilizzato l'ordinanza per ostacolare i gestori, agevolando in questo modo l'immobiliare Sant'Anna.

Una tesi totalmente confutata dalla Cassazione, che ha stabilito che l’avvocato Fasano ne ordinò la demolizione perché pericolante, agendo secondo i principi della legalità e nell’interesse della comunità, come dimostra l’assoluzione piena perché il “fatto non sussiste. Assolti con la stessa formula anche i due tecnici del comune di Gallipoli che redassero la relazione tecnica, Giuseppe Carmone e Luciano Orlandino.

L’otto luglio 2011, la Corte d’Appello di Lecce, riformando totalmente la sentenza  di assoluzione con “formula ampia” “perché il fatto non sussiste”, emessa dal Tribunale di Lecce, prima sezione (presidente Giacomo Conte, a latere Fabrizio Malagnino e Giovanni Gallo) aveva ritenuto responsabile di falso l’avvocato Flavio Fasano condannandolo a 2 anni di reclusione (l’accusa aveva invocato una condanna 1 anno e otto mesi pena sospesa) senza sospensione della pena e con obbligo di menzione. Stessa sorte era toccata, ma con condanna ad 1 anno e sospensione di pena, ai funzionari tecnici del Comune di Gallipoli che avevano redatto la perizia presa a fondamento dal sindaco per emettere la sua ordinanza.

La discussione della difesa, affidata al professor Giovanni Aricò (del Foro di Roma) per l’ex sindaco e all’avvocato Angelo Pallara per i due tecnici, è andata ben oltre a quelle che sono state le richieste del procuratore generale, chiedendo l’annullamento della sentenza senza alcun rinvio alla Corte d’Appello. La Suprema Corte, dopo due ore circa di discussione da parte della difesa, ha accolto in pieno la linea della difesa adottando, nel dispositivo (la motivazione sarà depositata in seguito) la formula assolutoria più ampia che ci sia: quella del “perché il fatto-reato non sussiste”, sancendo così la totale onestà personale e legittimità operativa dell’avvocato Flavio Fasano, e dei due Ingegneri, Carmone ed Orlandino.

“Da uomo di legge e da persona delle istituzioni – ha dichiarato l’avvocato Fasano commentando la sentenza –, ho avuto ed ho sempre fiducia nella giustizia, convinto come sono che anche laddove vi sia, perché purtroppo accade anche questo, un “delirio persecutorio”, la verità vera viene sempre e comunque fuori”.   

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