rotate-mobile
Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca Gallipoli

“Ratto, infame”. Offese al custode del resort e video sui social, condannati trapper

William Miller Hickman III, alias Mambolosco, e Andrea Nardi, vicentini, nel 2020 erano a Gallipoli per una serata. Minacciarono e diffamarono il malcapitato che stava cercando di calmarli, visto che stavano provocando chiasso e problemi nella struttura ricettiva

LECCE – Li avevamo lasciati dopo una notte brava in albergo, a schiamazzare, bussare alle porte degli altri ospiti della struttura ricettiva, spostare rumorosamente arredi e persino lanciarne qualcuno fuori dal balcone. Erano le 4,30 di notte del 7 agosto del 2020. Sul posto, presso il Gallipoli Resort, era dovuta intervenire la polizia. Gli agenti del commissariato li sanzionarono per disturbo alla quiete pubblica e il questore fece di più: li ricacciò dalla Città Bella, con espresso divieto di farvi rientro per i tre anni successivi. Fu loro notificato, infatti, un foglio di via obbligatorio.

Ma era davvero nulla, rispetto al resto. La parte più oscura e decisamente meno goliardica e perdonabile di quella vicenda, risiedeva nelle minacce e nelle pesanti offese che sarebbe stato costretto a subire il custode della struttura, Angelo Stamerra. “Ratto” e “infame” gli insulti, se si può dire, più leggeri.

Protagonisti (e condannati in primo grado, con rito abbreviato), due vicentini, noti sulla scena trap italiana: William Miller Hickman III, meglio noto con il nome d’arte di Mambolosco, 33enne, e Andrea Nardi (produttore dietro a diversi successi, in arte solo Nardi), 25enne. Otto mesi e risarcimento dei danni subiti da Stamerra, che nel processo si è costituito parte civile con l’avvocato Stefano Melisi del Foro di Benevento. I due imputati, invece, erano difesi dall’avvocata Marta Faccin del Foro di Vicenza (che ai colleghi di VicenzaToday ha rilasciato una sua dichiarazione, parlando di insufficienza delle prove). La sentenza, che prevede la pena sospesa per il solo Nardi, in virtù della giovane età all’epoca dei fatti, è stata emessa ieri dalla giudice Maddalena Torelli.

20220802_120840

Mambolosco e Nardi erano presenti in quei caldi giorni d’estate a Gallipoli, perché era prevista una loro serata presso la discoteca Praja. Ma quando una notte rientrarono nella struttura ricettiva che li ospitava un po’ troppo su di giri, facendo un tale chiasso da costringere Stamerra a chiedere di rispettare le regole, la replica dei due artisti veneti fu tale da costringerlo a chiamare il 113.

Agli insulti pesanti (alcuni di una tale volgarità che preferiamo non trascriverli, ndr), tanto da rispondere al processo anche di diffamazione, e alle intimidazioni per cui “gliel’avrebbero fatta pagare cara”, sarebbe seguita la parte più mortificante: la pubblicazione sui loro profili Instagram, con veicolazione anche su Youtube, dei video da loro stessi realizzati in cui prendevano il povero custode a male parole. E va considerato come soprattutto il profilo di Hickman III fosse molto seguito, visto che vantava al momento della pubblicazione quasi 450mila follower.

Espressioni come “il karma gira e prima o poi questa merdina si beccherà qualcosa” e altre decisamente ancor peggiori in cui si tiravano in ballo madre e sorella del poveretto, in un crescendo di improperi, sono quindi costati piuttosto cari ai due trapper. Con severo rimprovero da parte della giudice che, nella sentenza, sottolinea: “Gli imputati non meritano le circostanze attenuanti generiche alla luce del becero comportamento e della futilità delle minacce rivolte ad un soggetto che stava solo svolgendo il proprio lavoro”.

"Stavo solo lavorando"

“Sono soddisfatto della sentenza emessa dal Tribunale di Lecce, è stata fatta giustizia su un episodio che ha turbato la mia serenità per diverso tempo”, commenta la vittima di questa triste pagina di cronaca, Angelo Stamerra.

“Stavo solo svolgendo il mio lavoro, avevo invitato i signori Andrea Nardi e Hickman William Miller III, alias Mambolosco, a tenere un comportamento civile e rispettoso nei confronti degli altri ospiti dell’albergo, ma loro invece hanno iniziato ad offendermi pesantemente e gravemente e a riprendermi con i loro telefoni cellulari. Ho avuto timore per la mia incolumità – conclude il malcapitato – e non ho potuto fare altro che chiedere l’intervento delle forze dell’ordine e successivamente tutelare i miei diritti dinanzi all’autorità giudiziaria”.

Lapidario il commento dell’avvocato Melisi, che ha portato avanti l’istanza di Stamerra. "Sono soddisfatto che il mio assistito sia stato tutelato nei suoi diritti fondamentali. In Italia la giustizia fa il suo corso e non sempre chi gode di successi economici e notorietà rimane impunito. Per fortuna – ricorda – la legge è uguale per tutti”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Ratto, infame”. Offese al custode del resort e video sui social, condannati trapper

LeccePrima è in caricamento