Cantiere Tap, i tecnici regionali consigliano di completare gli espianti

Terzo incontro in prefettura. Il Comune di Melendugno, che ribadisce la propria totale ostilità al progetto, invitato a rimuovere le barricate attorno al cantiere

Una foto di repertorio degli espianti nel cantiere di San Foca.

LECCE – Che gli ulivi fossero il simbolo di una questione più complessa, che ha a che fare con la presenza stessa di Tap nelle campagne di San Foca, era abbastanza chiaro.

Dalla difesa degli alberi – che di per sé esercitano un certo richiamo sull’immaginario dell’opinione pubblica locale - passava la necessità di impedire l’avanzamento dei lavori preliminari a un gasdotto che il Comitato No Tap e la stessa amministrazione comunale di Melendugno ritengono insostenibile e incompatibile con la vocazione turistica del territorio.

Nonostante lunedì sia stato annunciato – in una dichiarazione pubblica alla presenza del prefetto di Lecce, Claudio Palomba, del country manager di Tap, Michele Mario Elia, e del sindaco di Melendugno, Marco Potì - un accordo per la sistemazione nei vasi degli ulivi zollati (11) ma lasciati nel terreno, la distanza tra le parti sembra non essere diminuita dopo il sopralluogo effettuato con gli agronomi della Regione Puglia (che invece avrebbe dovuto mettere tutti d’accordo prima dello stop ai lavori già stabilito per la stagione estiva al fine di non interferire con le attività ricettive e della balneazione). 

Il verbale di quel sopralluogo è stato la base di partenza del vertice, il terzo, che si è tenuto questa mattina, in prefettura, a Lecce. Schito e Coluccia, dirigenti rispettivamente dell’Ufficio fitosanitario regionale e del Servizio provinciale per l’agricoltura (sempre emanazione della Regione), hanno spiegato che gli alberi zollati, se lasciati in loco cioè appoggiati sul terreno, non potrebbero sopravvivere all’estate perché oramai hanno le radici recise e hanno aggiunto che, oltretutto, si creerebbe un microambiente favorevole alla proliferazione di batteri.

Ma per completare le operazioni di messa a dimora degli alberi, è necessario che le strade di accesso al cantiere, attualmente ostruite da barricate, devono essere liberate e in questo senso la prefettura ha inoltrato ieri una sollecitazione all’amministrazione comunale.

Il primo cittadino di Melendugno, Marco Potì, vorrebbe evitare che si creassero le condizioni per ulteriori tensioni, come quelle verificatesi alla fine di marzo quando sono partiti gli espianti, tra proteste, interruzioni e qualche parapiglia nel contesto di una militarizzazione del territorio che – ha sottolineato il prefetto lunedì scorso – non rappresenta un bel biglietto da visita per il Salento.

In tutta questa vicenda incombe il termine del 30 aprile, l’ultimo per la movimentazione delle piante secondo la legge regionale prima del periodo di “intangibilità” per il ciclo biologico. Entro quella data si deve trovare la soluzione per mettere le piante in condizioni di affrontare l’estate, senza che le necessarie attività inneschino nuove proteste. Non è affatto un cammino semplice.

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Intanto questa mattina è stato effettuato un secondo sopralluogo, questa volta legato al concerto del Primo Maggio No Tap che, assicurano gli organizzatori, si terrà nella zona Pip 2 sulla provinciale tra Martano e Soleto. L’idea originaria era di tenerlo sul lungomare di San Foca, ma tra le obbligatorie misure antiterrorismo da adottare e problemi logistici, si è deciso di trovare una località più adeguata.

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